Dimenticate le agenzie di rating, i mercati sono mossi da altro.
La retrocessione di S&P, che per la prima volta ha tramutato le prospettive creditizie degli Stati Uniti da stabili a in peggioramento, ha avuto un rapido effetto sui mercati. Le borse hanno chiuso un po' peggio del pre-notizia, ma presto hanno recuperato terreno.
Quello che alcuni analisti sottolineano, è che per avere una chiara idea sulle dinamiche di mercato di medio-lungo termine, bisogna dare maggiore importanza ai segnali della Fed -piuttosto che alle agenzie di rating-; come annuncia un articolo del Financial Times (“An end to global monetary policy easing is on the horizon, with the US Federal Reserve set to signal it will cease asset purchases at the end of June.”), le prospettive sono evidenti e quello che fanno presagire è la fine della politica monetaria accomodante (Quantitative Easing) degli States. I bond stanno salendo, le azioni scendono a l'USD sta gareggiando con altre monete. Pian piano che Giugno si avvicina, i mercati raggiungeranno una maggiore volatilità, in seguito a possibili azioni formali della banca centrale statunitense. Con l'acceleramento dell'inflazione (e non dove la Fed avrebbe voluto: prezzi di salari e case) e un economia più stabile, il quantitative easing sembra dunque arrivato ormai alla fine della sua carriera.
Se allora non dobbiamo prestare interesse alle agenzie di rating, cosa importa? Chiaramente dopo il messaggio peggiorativo di S&P, i mercati, specie quelli US, hanno chiuso al ribasso:
Dow: -141.45
NASDSAQ: -29.52
S&P 500: -14.41
Ma ecco a cosa bisogna prestare attenzione:
- Domenica la Cina ha innalzato ancora il tasso di riserve obbligatorie per le banche, per rispondere al surriscaldamento dell'inflazione, rispetto ai numeri apparsi Venerdì.
- Significativo è stato il risultato, domenica, delle elezioni svedesi, che hanno visto la vittoria indiscussa dei conservatori: minaccia per le azioni di aiuto dell'Unione Europea ai paesi in difficoltà, quali Portogallo e Grecia. L'impatto sulla moneta europea è stato molto rapido, con l'euro in affondo.
- In Europa ci sono stati diversi segnali negativi, con la Grecia forzata a negare rumors di ristrutturazione del debito, le banche irlandesi retrocesse, e l'affondo dei titoli a breve spagnoli. Il mercato azionario è andato giù su tutta la linea.
- Ed in fine la bomba sugli Stati Uniti: mentre è stato confermato il rating di tripla A, S&P ha retrocesso l'outlook sulle prospettive di miglioramento del debito, citando l'enorme distacco tra la Casa Bianca ed il Congresso.
- La reazione dei mercati è stata rapida: azioni, dollaro, commodities e buoni del tesoro ne hanno risentito, con effetti differenti.
- Non molto tempo dopo il FX e i tassi di mercato hanno iniziato a riprendersi. Il dollaro ha guadagnato sulle altre monete. Oro e argento, che hanno segnato precedenti picchi, hanno iniziato a sgonfiarsi (sebbene abbiano avuto un ritorno a fine giornata). E le azioni, sono tornate ai loro valori pre notizia.
- Il fatto che il mercato del credito abbia cancellato completamente le perdite è stato un chiaro segnale di rigetto del voto di S&P, con poca sorpresa degli analisti, dati gli ultimi fallimenti delle agenzie di rating in Giappone.
- Sul fronte aziendale, i grandi guadagni del giorno provengono da Citigroup, che ha chiuso con un + 1%. Ma non è l'unico esempio.
Rimanere pronti e accorti sulle notizie economiche, equivale sempre meno al seguire i segnali delle maggiori agenzie di rating. Informatevi, e valutate, perchè la disinformazione è sempre un grande errore, e può costare caro.
Etichette: agenzie, rating, S&P, stati uniti
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