ETF: l’attacco dei cloni
Di Junio Murgia • Apr 24th, 2008 • Categoria: Borsa
Amati o vituperatii, sempre e comunque al centro dell’attenzione: questo è il destino degli ETF, acronimo della parola inglese Exchange Traded Funds, i celebri ( o famigerati) cloni finanziari che stanno conquistando nicchie sempre più vaste del mercato, a discapito dei più tradizionali fondi comuni d’investimento. Cloni in quanto sono negoziati in Borsa come un comune titolo azionario, riportando pedissequamente gli stessi rendimenti dell’indice benchmark di riferimento rendendo, con tale strumento, gli indici finanziari stessi dei validi strumenti di investimento.
Chi ha puntato sugli ETF continua a sciorinare imperturbabile i vantaggi di un motore che viaggia a pieni giri (secondo Morgan Stanley ormai ammonta a 800 miliardi di dollari il denaro su di essi investito). L’ETF consente, in maniera immediata e con notevole facilità di accesso allo strumento, di posizionarsi su un indice azionario (globale, regionale, settoriale: costituito da titoli di stato oppure da titoli corporate) o su uno stock di materie prime, attraverso un’unica operazione di acquisto o vendita. Abbiamo a che fare perciò con fondi quotati sotto forma di azioni: uniscono i vantaggi della liquidità, tipica dei mercati azionari, e dell’indicizzazione propria dei fondi di investimento. Diversificando l’investimento e riducendo il rischio di essere legati a un solo titolo o materia prima.
Inoltre, tale diversificazione si traduce in vantaggio anche in quanto il cliente ha la possibilità di variare sui titoli di stato zona Euro, acquistando un unico strumento (avrebbe altrimenti dovuto comprare tantissimi titoli con diverse scadenze), risparmiando sui costi di gestione e soprattutto mantenendosi flessibile. Il tutto con un’ ottima capacità di smobilizzo immediato che i singoli titoli non consentono a causa della loro scadenza. Infine, i sostenitori dell’ETF elogiano la loro capacità di speculare sul ribasso delle borse: ciò avviene se sono legati a investimenti su future o derivati: contratti che consentono di poter scommettere sull’andamento futuro di detterminati indici. Sono dunque ETF particolari, che consentono non solo di replicare il mercato ma di partecipare inversamente all’andamento dell’indice di riferimento (etf short). Gli Etf che consentono di prendere posizioni ribassiste sul breve termine di alcune borse hanno appunto come riferimento i future o derivati che occupano una posizione ribassista sul breve termine e se la Borsa in effetti va in quella direzione questi titoli guadagnano poiché il contratto derivato acquista valore.
Chi rimane scettico punta il dito proprio sulla natura “passiva” e replicante degli ETF:in quanto questo tipo di prodotti vanta un profilo di rischio medio alto, legato a doppio filo all’andamento del solo mercato sottostante, rischio che solo in parte può essere mitigato dalla diversificazione interna. Non vi è dunque la medesima possibilità di operare quella selezione qualiitativa che contraddistingue i fondi a gestione attiva: i quali potranno inserire nel proprio paniere solo i titoli delle società che meglio perfomano anche in base a fondamentali economici reali, senza correre il rischio di inserire mele marce nel portafogli.
Una cosa è certa: il mercato sta venendo sempre più inondato dagli ETF, con una vendemmia di prodotti specializzati che sono di volta in volta lanciati dalle principali società del settore. E non è un caso infatti che i portafogli degli investitori istituzionali (fondi pensione, banche, etc) ne stiano progressivamente facendo incetta, mentre parecchie società di consulenza americane prevedono nel prossimi due-tre anni una crescita costante a livello mondiale dei patrimoni gestiti in fondi-cloni
Per la cronaca: nell’ultimo mese, gli ETF più performanti sono stati quelli legati al settore dell’energia alternativa e delle tecnologie avanzate, con particolare attenzione alla Corea del Sud e al Sud Africa. Per il piccolo azionista tentato dal provare l’ebbrezza de “l’attacco dei cloni” il consiglio è molto semplice: avvicinarsi al prodotto in modo graduale e con una esposizione di portafoglio mai superiore al 20 %.
Articoli correlati:
La diversificazione e le opportunità degli ETF
Junio Murgia: formazione umanistica, si occupa da anni per passione di trading online, unendo la curiosità del non addetto ai lavori alla passione per la divulgazione.
Leggi altri articoli di Junio Murgia