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EUROBOND: soluzione alla crisi del debito?

Eurobond: è questa una delle soluzioni più gettonate degli ultimi tempi proposte per risolvere la crisi finanziaria che sta colpendo alcuni Paesi dell’area euro. L'idea è entrata presto nel dibattito politico europeo e ci sono state sin da subito ferme prese di posizione: da un lato Italia, Belgio, Grecia, Spagna e Portogallo si sono mostrate, ovviamente, favorevoli alla soluzione in questione; dall’altra parte, Paesi dalla tripla A come Germania e Francia (ma non solo) vedono nella proposta oltre che un aggravio dei costi di finanziamento anche il pericolo di perdere il giudizio di massima affidabilità da parte delle agenzie di rating. Ma andiamo con ordine.

 

L'idea degli eurobond è di emettere titoli di Stato garantiti da tutti i Paesi che fanno parte dell'eurozona. Questi titoli creerebbero un nuovo mercato delle obbligazioni e, molto probabilmente, sarebbero controllati dai ministri delle Finanze appartenenti all'Eurozona.

A questa proposta si è giunti dopo che le ultime settimane sono state segnate dalla sfiducia dei mercati nei confronti dei conti tenuti da alcuni governi europei (come quello italiano); ciò ha imposto un innalzamento del rendimento dei titoli obbligazionari per finanziare il debito pubblico con conseguente peggioramento dei conti proprio di quei Paesi che sono già alle prese con rapporti di indebitamento consistenti (se i Paesi fortemente indebitati dovessero pagare pesanti premi di rischio il loro debito potrebbe diventare presto insostenibile). Peraltro,  gli eurobond non mirano a finanziare l’intero debito nazionale dei singoli Paesi ma solo una parte: la soglia potrebbe essere rappresentata dal 60% del Pil. Ciò avrebbe come conseguenza che se un qualsiasi Stato volesse indebitarsi oltre quella soglia, non potrebbe più ricorrere agli eurobond ma dovrebbe offrire titoli propri; in questo modo, non mancherebbe l’incentivo al rigore nei conti per i Paesi meno virtuosi dato che i singoli governi nazionali non verrebbero del tutto deresponsabilizzati (cosa molto probabile nel caso in cui gli eurobond coprissero l’intero debito nazionale dei singoli Stati).

 

Per rendere l’idea della situazione italiana basta pensare che mentre la Germania vende i Bund decennali (considerati come benchmark dai mercati) promettendo un rendimento di poco oltre il 3%, l’Italia, in alcune giornate nere, ha visto lo spread tra questi ultimi e i suoi BTP di pari durata muoversi addirittura intorno alla quota di 400 punti base!

 

Gli eurobond, probabilmente, dati i parametri finanziari dell’eurozona (rapporto deficit/PIL al 4%, rapporto debito/PIL all’88%), riceverebbero la tripla A da parte delle agenzie di rating e il loro tasso di interesse sarebbe inferiore alla media dei tassi dei singoli Stati membri; attualmente la media è pari a circa il 4,41% , più del 3% della Germania ma meno del 6% italiano. Appare evidente, quindi, che i Paesi in difficoltà avrebbero un grande vantaggio economico e siano favorevoli all’emissione di questi bond. D’altra parte, Paesi come la Germania si troverebbero a pagare più di quanto non fanno ora. Secondo alcuni studi, ipotizzando un bond europeo al 4,4%, il Paese locomotiva dell’eurozona pagherebbe circa 33 miliardi di euro in più all'anno di interessi. Stesso discorso vale, ovviamente, anche per altri Paesi che hanno un rating AAA (come la Francia), i quali si sono mostrati fermamente contrari alla proposta.

Nonostante la bocciatura da parte dei Paesi a tripla A, anche in questo caso non mancano le eccezioni: il Lussemburgo ad esempio, pur avendo la massima valutazione da parte delle agenzie di rating, ha appoggiato l'iniziativa. Stessa cosa ha fatto il Commissario europeo agli affari economici e monetari, Olli Rehn. L'ex primo ministro belga, sostenendo l’iniziativa, si è così espresso:«Gli eurobonds comportano tre vantaggi per la Germania: rafforzerebbero la moneta unica, creerebbero un grande mercato obbligazionario da 4.000 - 5.000 miliardi di euro, consentirebbero alla lunga un calo dei tassi d'interesse». Proprio la grande dimensione del mercato degli eurobond, inoltre, scoraggerebbe eventuali attacchi speculativi poichè questi richiederebbero un’enorme quantità di denaro necessaria per influenzare i titoli. Altri si sono mostrati favorevoli ma solo ad alcune condizioni. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, si è mostrato non contrario agli eurobond, nonostante li consideri comunque una scelta prematura ed ha dichiarato: «L'Europa non sarà pronta all'emissione di eurobond fino a quando non ci sarà una maggiore convergenza e saranno maggiormente allineati i bilanci e le economie nazionali». Guy Verhofstadt, deputato europeo, ha espresso la stessa idea:«La crisi ha mostrato chiaramente che bilanci nazionali non sono compatibili con una moneta unica e che la zona euro ha bisogno di un vero mercato obbligazionario». Appare evidente, quindi, che da più parti vi è il sentore che la zona euro possa uscire dalla crisi solo attraverso una maggiore integrazione ottenibile con un bilancio europeo, il quale permetterebbe sicuramente di aiutare i paesi più deboli dando maggiore credibilità anche all’unione.

Allo stato attuale, quella degli eurobond, appare l'unica soluzione che l'Europa ha a disposizione per affrontare in modo strutturale il problema dei debiti sovrani.

LUIGI DE LUCA

 

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