Mutui subprime: ancora tempi duri all’orizzonte
Di Junio • Apr 21st, 2008 • Categoria: Economia
Con prevedibile scorno dei ministri UE, il “nuovo” FMI torna a vestire i panni della cassandra in merito alla crisi dei mutui subprime Usa e a pontificare, prevedendo che il loro dissesto inficerà negativamente l’economia del Vecchio Continente. Secondo l’organismo presieduto da Dominique Strauss-Kahn, le istituzioni finanziarie del Vecchio continente riporteranno ulteriori perdite per 43 miliardi di dollari, a causa degli effetti dello sconquasso mutui. Le perdite dichiarate fino al marzo 2008 dalle banche europee, ricorda l’Fmi, sono “arrivate a circa 80 miliardi”, il che comporterà per aziende e consumatori ostacoli nell’ ottenere finanziamenti.
La crisi dei mercati finanziari, si legge nel rapporto, “ha significativamente deteriorato lo scenario dell’economia europea” con conseguenze sul sistema finanziario che continuano a minarne la crescita. Nell’Outlook 2008 per l’Europa reso noto oggi a Washington, si conferma la previsione di una modesta crescita del Pil, un ‘1,5% a fine anno che rallenterà ancora all’1,4% nel 2009. Nell’area euro la crescita sarà dell’1,4% a fine anno e dell’1,2% nel 2009 con l’Italia sempre maglia nera grazie a una crescita ferma allo 0,3% nel biennio.
“I rischi per lo scenario di crescita - a detta degli esperti del Fondo - sono credibili, in quanto l ‘Europa è resistente ma non immune alla crisi. Il contagio derivante dal rallentamento globale potrebbe inoltre essere maggiore del previsto; nello stesso modo gli squilibri globali potrebbero riemergere all’improvviso accompagnati da un ulteriore apprezzamento dell’euro”. Infine, si rimarca la minaccia del ‘credit crunch’ che potrebbe espandersi e “trasformarsi in un’assenza globale di liquidità”.
La palla passa ai governi, proseguono gli esperti del Fondo, in quanto devono fronteggiare la sfida di “ripristinare la fiducia nel sistema finanziario e minimizzare l’impatto della crisi sull’economia reale mantenendo credibilità anche sul fronte dell’inflazione e delle politiche di sostenibilità di bilancio”. Secondo il Fondo se da una parte le banche centrali hanno il compito di prevenire l’insorgere del’inflazione e degli effetti secondari sui salari (anche il presidente dell’ Eurogruppo Juncker ha ricordato che il trattato di Lisbona in ambito UE conferisce alla BCE il compito di tenere sotto controllo i prezzi), i governi devono invece usare la leva della politica fiscale, mediante quegli stabilizzatori automatici che “dovrebbero essere messi in opera per controbilanciare il rallentamento”.
Del resto, Il quadro complessivo sembra creare lo spazio per abbassare il livello dei tassi di interesse: sperando che, vista la crescita del tasso di inflazione, l’esposizione delle banche europee al credito immobiliare e la strisciante recessione USA (ultima notizia, i problemi della Bank of America), gli organismi preposti adempiano alla perfezione il loro compito istituzionale.













