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Il ritorno dei Bot

A volte ritornano. Nell’era della finanza globale, tra derivati e subprime, i BOT sembravano una reliquia economica giurassica, anacronistici quanto le banconote conservate sotto il materasso delle nonne. E invece il bot-people è uscito dal sarcofago ed è tornato a occupare una nicchia significativa della scena economica. L’ultima asta dei Buoni del Tesoro di giovedì scorso ha fatto registrare un successo clamoroso. Di fronte a un’offerta di 12 miliardi di euro, la domanda ha superato i 26 miliardi: il massimo raggiunto negli ultimi cinque anni, col risultato che il portafoglio complessivo delle famiglie italiane tocca quota 77 miliardi di Euro.

Pesa chiaramente lo spettro della recessione, con persino il solidissimo mattone che arranca. I dissesti e le asfissie della Borsa, il blocco della propensione al consumo e all’investimento fanno il resto ed ecco che il caro, vecchio “reddito fisso” torna in auge. Del resto, i rendimenti sono in rialzo: dal 3,972 al 3,922 lordo per i titoli a tre mesi e dal 3,793 al 3,947 per quelli a un anno. Hanno dunque ragione per il momento i risparmiatori, presi dal nervosismo rispetto alla fine della crisi finanziaria in atto, con l’incubo di un effetto domino delle inquietudini americane: anche perché le previsioni sui tassi a breve termine a livello europeo non contemplano un aumento, ergo questi rendimenti trimestrali e annuali dovrebbero rimanere concorrenziali e non rischiare di diventare fuori mercato.Lo scenario è su un mercato molto incerto per tutto il 2008, applausi dunque all’eterna arte italiana dell’arrangiarsi, che trova al momento il miglior approdo possibile nel mare in tempesta. Sperando però che tale, sacrosanta piega utilitaristica non diventi il simbolo di un paese che rifiuta le sfide del futuro, ripiegandosi su se stesso.


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