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Isaac Newton e le fregature delle bolle speculative

Di Junio Murgia • Jul 17th, 2007 • Categoria: Borsa, Investimenti

isaac-newton.jpgLa Borsa odierna ha un andamento incerto, e suggerisce qualche presa di beneficio, ma anche qualche riacquisto di titoli in flessione. Personalmente, ho venduto 47 azioni di El.En a euro 33, 49 e riacquistato 650 azioni Tiscali a 2,3750 Euro, 330 azioni Saras a 4,6875 euro e 36 azioni Pirelli RE a 42,57. Per quanto concerne la società di proprietà di Renato Soru, potrebbe essere tornato un certo appeal speculativo ( ieri è stato annunciato l’acquisto di alcuni asset prestigiosi in Inghilterra nell’ambito delle IT), perlomeno legato a singoli asset di Tiscali: in tal caso , è consigliabile muoversi prima. Il target-price a breve è 2, 50 Euro, mentre nel medio-lungo periodo dovrebbe sostare sui 3, 15 Euro.

Tornando alle origine del sempre attuale fenomeno delle bolle speculative, occorre fare un ulteriore salto nella storia. Dopo la Glorious Revolution del 1688, l’ Inghilterra conobbe una fase di notevole sviluppo, cui si accompagnò un vero e proprio boom delle società per azioni, in un clima di grande fiducia collettiva . Fu in tale ambiente che maturò la grande speculazione sulla Compagnia dei mari del Sud (South Sea Co.), nel 1720. La responsabilità di tale disastro fu attribuita proprio allo sviluppo delle società per azioni: non a caso, nell’autunno del 1720 il Parlamento emanò il celebre Bubble Act (Legge sulle bolle) col quale vietò la formazione di nuove Spa senza l’esplicito consenso dell’assemblea legislativa.

In tale bufera ci lasciò le penne anche il celebre scienziato Isaac Newton, a quel tempo anche direttore della Zecca Inglese. L’inventore del calcolo infinitesimale (Leibniz permettendo..) aveva acquistato azioni della South Sea Co. prima che esplodesse la mania speculativa in questa nuova società. Nell’aprile del 1720, impressionato da tale isterismo di massa, Newton disse: “Posso calcolare il movimento dei corpi celesti ma non la pazzia della gente”, e decise di vendere le sue azioni, ottenendo un guadagno di 7000 sterline pari a una resa del 100% sull’investimento.

Ma l’euforia e la febbre speculativa, sostenute in questo frangente anche da vere e proprie attività truffaldine, erano tutt’altro che esaurite, e le azioni della South Sea Co continuarono a salire senza sosta, mentre il buon Isaac rosicava amaramente.

A un certo punto, l’insigne scienziato perdette ogni freno e decise di rientrare in gioco, con una somma maggiore, Ma il mercato era ormai al suo massimo, e quando il crack avvenne, Newton ci lasciò le penne e perse 20.000 sterline: restando così segnato per il resto della sua vita in questa disavventura.



Junio Murgia: formazione umanistica, si occupa da anni per passione di trading online, unendo la curiosità del non addetto ai lavori alla passione per la divulgazione.
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