Dichiarazioni redditi online: Codacons denuncia Visco
Di Stuart D • May 2nd, 2008 • Categoria: Fisco e Leggi, Notizie
Nel caos di internet il sottile confine (digitale) che separa diritto e tutela dei dati, copyright e pubblico dominio, privacy e informazione, opinione a calunnia, è infinitamente meno marcato che in altri media. Capita quindi che l’ingenua casalinga che si ritrae con la digitale diventi in poche settimane una webstar del file sharing, così come può capitare che un’istituzione come L’Agenzia Delle Entrate renda -con una leggerezza informatica che fa quasi tenerezza- pubblicamente accessibili le dichiarazioni dei redditi 2005 dei contribuenti italiani.
Fino a qualche minuto fa almeno (nel momento in cui scrivo l’articolo n.d.a.) seguendo una serie di link e hack (modifica manuale) di URL nella barra degli indirizzi del browser era ancora possibile visionare, senza alcun filtro, la dichiarazione di qualsiasi contribuente: bastava impostarne il nominativo ed effettuare una banalissima ricerca. Questo aggirando, di fatto, lo stop imposto dal Garante della Privacy.
Oggi, 2 Maggio 2008, 104 procure della Repubblica hanno ricevuto la denuncia formale da parte del Codacons nei confronti di Vincenzo Visco, Viceministro Economia e Finanze del Governo Prodi, per la palese violazione della Legge sulla Privacy e della Legge 241/90.
Nella dichiarazione del Codacons, nella persona del presidente Carlo Rienzi:
…e’ stata confusa la pubblicita’ delle denunce, che nessuno mette in dubbio, con la loro accessibilita’, cosa ben diversa. La vecchia legge del 1973 che giustamente stabilisce la pubblicita’ di tali dati, e’ stata poi seguita dalla legge 241/90 modificata dalla legge n. 15/2005, che ha disciplinato come si accede ai documenti pubblici detenuti dalla Pubblica Amministrazione, tra cui rientrano le denunce dei redditi.
Toni più pacati, ma non meno allarmanti, quelli del presidente di Adiconsum Paolo Landi:
Rendere note le dichiarazioni dei redditi degli italiani è stata una scelta giusta ma realizzata male: i colpevoli di questa grande superficialità burocratica non possono restare a gestire un servizio così delicato.
Problemi quali il furto d’identità (all’ordine del giorno sul web) e conseguenti truffe sono più che mai plausibili: un gran numero di internauti, prima della (teorica) chiusura dell’applicazione, ha copiato l’archivio delle dichiarazioni dei redditi. Questi dati ora esistono indipendentemente dall’Agenzia delle Entrate e potrebbero essere pubblicati, a breve, su chissà quanti server, magari situati in stati presso cui potrebbe essere difficile, se non impossibile, chiederne la rimozione.