America 2008: Obama nuovo presidente degli Stati Uniti
Di Stuart • Nov 5th, 2008 • Categoria: Primo piano
Barack Obama, 47 anni (Hawaii, 1961), Partito Democratico, (ormai ex) attivissimo senatore dello Stato dell’Illinois (è redattore di 152 disegni di Legge durante la sua attività a Washington) è il nuovo Presidente degli Stati Uniti D’America, il primo presidente afroamericano della storia americana.
Capace di trascinare le masse, esaltate dal motto “Yes we can!“, e di portare alle urne un numero record di americani (percentuale votante paragonabile solo alle elezioni che videro vincitore Kennedy), porta a casa una vittoria alle urne netta e inappellabile.
Alle 2.00 ora italiana, durante la lunga notte elettorale di America 2008 secondo le proiezioni degli exit poll, gli Stati della confederazione in cui Obama vinceva per certo erano Vermont, Pennsylvania, Illinois, New Jersey, Massachusetts, Maryland, Connecticut, New Hampshire, Maine, Delaware
Il candidato Repubblicano, John Mc Cain, alla stessa ora vinceva in Kentucky, South Carolina, Tennessee, Oklahoma.
Alle 3.30 ora italiana, a Chicago una folla già festante non attendeva solo la conferma della vittoria di Obama nello stato di Illinois ma anche la certezza che stava per accadere qualcosa di epocale che avrebbe alimentato le aspettative di chiudere nel cassetto dei ricordi l’ultimo anno di recessione e di proiezioni future ancor più nefaste.
Alle 4.00 ora italiana (con molti Stati “too close to call” e 15/20% di schede visionate ) anche i più scettici e superstiziosi, osservando Chicago esplodere in festa, subodoravano una netta e schiacciante vittoria di Obama, pur nell’ipotesi di veder Mc Cain trionfare in Florida e nella remota ipotesi di vederlo vincere in Virginia.
Non a caso le immagini che provenivano dal quartier generale di Mc Cain a Phoenix durante la conta dei voti presentavano una folla di sostenitori in dignitosa ma sempre meno speranzosa attesa dell’esito finale, tanto che molti, alle 21.30 ora locale, iniziavano a tornare a casa sicuri della sconfitta.
Alle 4.30 ora italiana, seppur mancando dati relativi alla West Coast, il sorpasso in Virginia e in Florida (Stati Federali cruciali per la conta finale dei grandi elettori) sanciva con scaramantica ufficiosità la consacrazione di Obama quale 44 esimo Presidente Americano.
Il programma politico di Obama
Il programma politico di Obama, ovvero i punti programmatici che tracceranno la road map dell’operato presidenziale all’indomani del Giuramento, il 20 Gennaio 2009, secondo molti non si discosta molto dal programma Repubblicano; secondo i più maligni inoltre è stato volutamente tenuto in larga parte criptico, esaltando il fenomeno mediatico Obama a scapito della reale sostanza
In sintesi, il programma di Obama tocca i temi salienti dell’economia, del Welfare e della sicurezza americana, senza dimenticare le questioni scottanti internazionali e le missioni militari in Iraq e Afghanistan.
Di seguito i punti principali:
Economia e soluzione alla recessione in corso negli U.S.A.
Aiuti concreti alle famiglie tramite riduzione delle tasse di 250$ per lavoratori, famiglie e pensionati. Con l’opzione di aggiungere un ulteriore bonus di 250$ se l’intervento dovesse rivelarsi insufficiente. Il piano di sostegno all’economia prevede inoltre un’immissione diretta di 45 miliardi di dollari nel mercato.
Sicurezza
Nei desideri di Obama -pur avendolo votato, nel 2001- c’è sicuramente il modificare il Patriot Act, ossia il documento redatto e approvato all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle che prevede , tra i punti più controversi, una drastica riduzione della privacy dei cittadini a beneficio -presunto- della prevenzione e della lotta al terrorismo.
Previsto un potenziamento dell’Intelligence nazionale con la creazione di figure di riferimento che coordino efficacemente il lavoro degli agenti segreti e le comunicazioni con il Governo.
Questione IRAN, Questione Afghanistan e ISRAELE (vs Palestina)
Pur non escludendo a priori l’intervento militare, Obama crede fortemente nel potere della diplomazia e si impegna ad incontrare, durante il primo anno di presidenza, i rappresentanti di nazioni storicamente ostili quali, tra le altre: Iran, Cuba, Corea del Nord.
Quanto all’Afghanistan, verranno inviati due contingenti di soldati americani, e verrà stanziato 1 miliardo di dollari per l’assistenza non-militare (monitoraggio ordine pubblico, formare le milizie locali, prevenire corruzione e potenziare sistema giudiziario al fine di incentivare gli investimenti in tutta l’area).
Obama ritiene che Israele, storico alleato U.S.A. , abbia il diritto di esistere come Stato Ebraico. Anche in questo caso la via scelta è quella della mediazione e degli aiuti diretti al popolo Palestinese, escludendo però ogni comunicazione con Hamas.
IRAQ
Da sempre contro la guerra in Iraq, Obama presenta, nel suo programma , un programma di rientro delle truppe da completarsi entro l’estate del 2010. Verrebbero mantenuti solo contingenti di supporto alla polizia locale o di protezione di politici e diplomatici. Previsto uno stanziamento di 2 miliardi a favore dei profughi iracheni e, per garantire pace e stabilità in Iraq, Obama si è detto disposto ad aprire tavoli di trattativa con Iran e Siria, anche al fine di isolare Al Quaeda. Previsti inoltre degli stanziamenti di fondi, similarmente all’Afhanistan, per rilanciare l’economia del paese.
Sanità
Vera debolezza e piaga sociale americana, messa alla berlina dal film documentario “Sicko” di Michael Moore, è tra le aree più calde dell’intero welfare, e nodo cruciale dei rispettivi programmi Democratico e Repubblicano.
il programma di Obama prevede la creazione di un Fondo sanitario a beneficio di coloro che pur lavorando non svolgono mansioni che prevedono la copertura medica. Il diritto alla Sanità è, per il nuovo presidente, riservato ai bambini e gli americani sotto i 25 anni potranno beneficiare dell’assicurazione sanitaria dei genitori.
Neanche per Obama quindi, la sanità è un diritto soggettivo da garantire a tutti gli americani. E’ previsto però un disegno che faciliti le possibilità di aderire al “medicaid“, una sorta di mutua federale riservata alle famiglie meno abbienti.
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Nel delicato e critico momento che sta vivendo l’Occidente non è un caso che queste elezioni siano state osservate con trepidazione (e non solo con la consueta curiosità con cui si osservano le “cose americane“) da tutto il mondo. Nell’era della globalizzazione i fatti economici di una superpotenza come gli U.S.A. hanno conseguenze sull’intero mercato e sull’intera economia mondiale. Augurare, con un briciolo di ottimismo, all’America di risollevarsi dalla recessione significa indirettamente augurare all’intero mondo di dimenticare ben presto la crisi economica globale che sta colorando di grigio le aspettative di milioni di famiglie.
In bocca al lupo, Obama.














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