Investire in pubblicità durante la crisi. 3 Buone ragioni per farlo.
Di Stuart • Mar 18th, 2009 • Categoria: Primo piano
Spiragli di speranza, almeno teorici, provengono dal Presidente di Federal Reserve Bernanke, secondo cui la crisi economica terminerà durante il 2009 e già agli inizi del 2010 si assisterà ad un’evidente ripresa dell’economia globale. E’ quanto è emerso da un’intervista rilasciata alla CBS nel corso del programma ‘60 Minutes’. Nonostante il toto-crisi monopolizzi le pagine dei blog e dei magazine di tutto il mondo da svariati mesi e l’epilogo della recessione sia stato oggetto di strampalati pronostici da parte decine e decine di analisti più o meno autorevoli, possiamo ragionevolmente credere che Bernanke abbia visto giusto.
In un momento in cui, purtroppo, molte attività sono costrette a chiudere i battenti, la maggior parte delle imprese e delle compagnie ha adottato la strategia del “sopravvivere fino alla fine della crisi“, facendo largo ricorso alla cassa integrazione (laddove il numero di dipendenti minimo previsto per Legge lo consenta), al taglio netto di tutti i costi di gestione e alla drastica diminuzione degli investimenti. Parallelamente, alcune imprese in netta controtendenza stanno aumentando gli investimenti pubblicitari, in particolar modo sul web, per rinforzare il proprio brand e aumentare il proprio portfolio clienti.
In questo articolo scopriremo perchè, a crisi terminata, saranno proprio queste ultime società a poter testimoniare non solo di essere sopravvissute alla recessione tecnica, ma addirittura di esser riuscite a portare a loro favore un periodo di fortissima crisi.
Introduzione
La crisi può essere un’opportunità per chi va controcorrente e anzichè spaventarsi investe in progetti ed iniziative innovative e solide. Per questo gli economisti suggeriscono che il momento più adatto per investire sono proprio i momenti di crisi, in cui la concorrenza si attenua e le maglie del mercato si fanno più ampie: chi vede lontano investe, anche in progettualità, proprio in questi momenti: quando la gara ripartirà si ritroverà in pole position.
1 - Avvantaggiarsi della minore concorrenza
Sia che non abbiate mai investito in pubblicità, che abbiate in passato affrontato spese per aumentare la visibilità dei vostri prodotti o dei vostri servizi, molto probabilmente in questo periodo di recessione starete pensando:
a. Non è questo il momento di spendere in pubblicità
b. Dobbiamo ridurre i costi aziendali, quelli pubblicitari in primis.
Una cosa che forse però non considerate è che anche i Vostri concorrenti stanno facendo il medesimo ragionamento!
Investire (sì, perchè la pubblicità non è mai un costo, ma un investimento) in pubblicità in questo periodo significa rendere visibile il proprio brand in un contesto di minore concorrenza e saturazione rispetto agli anni precedenti. Con una spesa sicuramente accessibile (vedi motivo n. 2) si ha la possibilità, che difficilmente si ripresenterà in futuro, di affermare il proprio brand in uno scenario meno combattivo e spietato: a parità di costi, rispetto al passato, si può beneficiare di una brand exposure infinitamente maggiore.
Passata la crisi, con i consumi rientrati a pieno regime e rinforzato il portflio dei clienti e dei contatti, a quale società il pubblico si rivolgerà e continuerà a rivolgersi? Alla vostra.
2. I costi della pubblicità si sono sensibilmente abbassati.
Per quanto i costi della pubblicità sui media tradizionali (TV, Radio e Stampa) si siano fortemente ridimensionati, continuano comunque ad essere fuori portata per le PMI. E’ quindi sul web che big company, piccole medie imprese e privati possono giocarsela ad armi pari. Se fino a qualche mese c’era sul mercato un forte squilibrio tra domanda e offerta, ora le cose sono completamente ribaltate. Portali, siti internet, community e in generale qualsiasi angolo del web dove sia possibile acquistare visibilità di ogni genere, ora di fatto “svendono” posti banner, dem, link testuali, comunicati.
Anche a livello di consulenze in outsourcing per ottimizzazione e posizionamento motori di ricerca, la crisi ha operato una tutt’ora in corso selezione naturale: le migliori agency, i migliori esperti e consulenti seo che negli anni hanno costruito una solida reputazione e un portfolio clienti soddisfatti operano in questo periodo con successo e prosperità, mentre coloro che hanno semplicemente cavalcato il trend del webmarketing, progressivamente, stanno abbandonando la scena.
Una minore competizione sui motori, una minore concorrenza, permette alle agency di operare in modo molto più efficace, con la certezza del raggiungimento degli obiettivi commerciali della committenza, permettendosi inoltre di abbassare i costi finali.
3. Non è vero che la gente non compra.
Se corrisponde a verità che tutti i mercati, da quelli più popolari a quelli più di nicchia, hanno subìto negli ultimi mesi un livellamento verso il basso, non corrisponde invece a verità che questo sia dovuto al fatto che le persone non acquistano più. E’ invece mutato, più o meno radicalmente, l’approccio all’acquisto, che è ora più ragionato e meno scriteriato.
Le persone acquistano, e continueranno sempre a farlo. Per affermare il proprio benessere, per migliorare la propria vita, per soddisfare il desiderio di autoaffermazione. Senza sottovalutare che proprio in un momento di crisi generalizzata, acquisire beni e servizi (viaggi, hitech, prodotti benessere, abbigliamento ecc) è un modo per scongiurare, anche psicologicamente, il clima di negatività che si respira.
Non è quindi cambiata la propensione all’acquisto in sè, sono cambiate tutte le leve motivazionali su cui bisogna agire per spingere il consumatore all’acquisto. La crisi quindi è un’ottima occasione per rivedere, radicamente, tutta la propria comunicazione commerciale: renderla rassicurante ma elitaria, più in target con quella che è la propria potenziale clientela (l’errore che molti imprenditori fanno è di desiderare di vendere a tutti), persuasiva ma non volgare. Per chi gestisce un ecommerce è ora di rimettersi in discussione e ridisegnare le pagine di presentazione dei prodotti (e un consulente comunicazione e marketing può fare davvero miracoli), l’intero processo di acquisto, il servizio post-vendita e customer care.
In conclusione
Se le previsioni della Fed sono esatte, manca meno di un anno alla ripresa dell’economia. Imprese serie, convinte della qualità della loro offerta, hanno ora due scelte: sopravvivere e sperare di tornare a livelli di vendita pre-crisi all’inizio del 2010, oppure investire e scommettere sulla propria attività aumentando la propria exposure e presentarsi nel 2010 con un brand forte a prova di ulteriori flessioni dell’economia. Internet, e il traffico crescente che garantisce questo medium, è un ottimo e accessibile vettore di contatti e vendite. Resta a Voi la scelta: che imprenditore volete essere?
A cura di Get Seen - Search and Web Marketing














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