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Ritardi nei pagamenti: Italia deferita

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Uno dei grandi problemi che hanno le Imprese in Italia, quelle che lavorano con le Pubbliche Amministrazioni, almeno, è il tempo incredibilmente dilatato per incassare dallo Stato quanto dovuto per la loro opera o per i beni ceduti. A dire il vero i ritardi maggiori non sono dell’Amministrazione centrale ma per gli Enti locali.

Molte aziende si trovano in forte difficoltà a causa di questi ritardi che si possono facilmente riflettere sui pagamenti del personale o semplicemente nell’approvvigionamento di materiale necessario allo svolgimento dell’attività. In tutto questo le tasse devono essere pagate, su questo non si discute, ma anche anticipatamente rispetto alla riscossione dei pagamenti, semplicemente sulla base dei guadagni presunti nel successivo anno.

Il deferimento della Commissione UE

La Commissione UE ha deliberato il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia UE “Per il sistematico ritardo con cui l’Amministrazione Pubblica italiana effettua i pagamenti nelle transazioni commerciali”. La stessa Commissione ritiene che soprattutto le piccole e medie imprese confidano nel flusso di cassa positivo per la continuazione della loro attività, della competitività e della stessa sopravvivenza.

Già tre anni orsono la Commissione aveva aperto una procedura di infrazione per questi motivi ma, pur riconoscendo lo sforzo dello Stato italiano, la Commissione rileva che ancora i tempi di pagamento si aggirano intorno ai 100 giorni, mentre i termini di pagamento devono essere di 30 giorni, al massimo, in circostanze particolari, di 60. I creditori dello Stato hanno comunque diritto agli interessi di mora per i ritardi a cui si somma una cifra di 40 Euro come risarcimento per le procedure di recupero.

In ogni caso occorre anche dire che i 100 giorni di cui si parla si devono intendere come medi, realizzandosi anche picchi di ritardo decisamente superiori. La posizione italiana ora dovrà essere vagliata e giudicata dalla Corte di Giustizia UE.

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