Home Economia 2009 VS 1929. Ottant’anni e non sentirli

2009 VS 1929. Ottant’anni e non sentirli

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2009 VS 1929. Ottant’anni e non sentirli
2009 VS 1929. Ottant’anni e non sentirli

Allo scoppio della crisi, alcuni mesi fa, l’accostamento che ha conquistato gli onori delle cronache fin da subito è stato quello con la crisi del ‘29: un parallelismo ovvio, se consideriamo tutti i punti che queste due crisi condividono: la violenza e il manifestarsi dell’evento, l’area da cui si è propagato (vale a dire i mercati borsistici e finanziari), l’effetto a macchia d’olio in grado di innescare reazioni a catena propagatisi ben oltre i confini del mercato nazionale d’origine.

Un paragone chiaramente molto efficace, ma anche piuttosto terrorizzante se consideriamo che la soluzione della crisi del ‘29 è arrivata soltanto con la seconda guerra mondiale: gli effetti del New Deal di Roosevelt si erano infatti rivelati soltanto palliativi temporanei incapace di risollevare realmente un’economia mantenuta attiva solo attraverso svariate forme di “accanimento terapeutico” di Stato.

E’ sempre nell’ottica di questo parallelismo le prime mosse annunciate di Obama sono state già etichettate come  “Green New Deal“: anche in questo caso i parallelismi sono forti tra le ricette, con accentuate forme di interventismo statale volte a risollevare l’economia in difficoltà.

Al di là però di queste facili analogie sarebbe importante annotare anche la sterminata (e rilevante) serie di differenze tra questi due fenomeni, lapalissianamente se consideriamo che sono trascorsi ottant’anni, ottant’anni in cui sono avvenute più cose che nei precedenti 300.

1. Nel 1929 gli Stati Uniti erano il principale creditore dell’Europa, un’Europa ancora fortemente indebolita dalla prima guerra mondiale e spesso (si pensi alla Germania) completamente dipendente dai finanziamenti americani; specularmente, gli Stati Uniti, che ancora attuavano forme seppur evolute di protezionismo, erano dipendenti dai mercati europei in quanto principale mercato di output supplementare per i propri prodotti.
Gli Stati Uniti attuali sono invece un paese fortemente indebitato con paesi come la Cina, il Brasile o il Venezuela solo per fare alcuni esempi: è difficile dire come questo cambiamento dei ruoli influirà sull’ evolversi della crisi ma è sicuramente un elemento che non può esser sottovalutato.

2. Nel 1929 esistevano essenzialmente due blocchi di economie “avanzate”: gli Stati Uniti e la frammentaria Europa, con gli Stati Uniti nel ruolo della potenza ormai affermata e l’Europa, come già accennato, intenta a risalire la china seguita alla grande guerra. L’Asia era un insieme di stati coloniali o semi coloniali, (con l’eccezione della “tigre” giapponese), e buona parte del Sudamerica costituiva una’immensa riserva di materie prime per gli Stati Uniti.
Il quadro che troviamo attualmente è invece un quadro multipolare in cui aldilà dei blocchi già consolidati, troviamo potenze in crescita, La Russia o il Brasile ad esempio, e superpotenze economiche emergenti che stanno rapidamente passando dal secondiario al terziario come l’India e la Cina. Senza considerare l’enorme rilevanza economica assunta dai paesi del Medioriente e dei  paesi sudamericani. Anche in questo caso impossibile, ancora più difficile prevedere come quest’enorme numero di variabili economiche si interfacceranno tra loro: è comunque evidente che molto difficilmente si andrà seguire un canovaccio anche solo vagamente simile a quello sviluppatosi dopo la crisi del ‘29.

3. Gli effetti della globalizzazione non possono in alcun modo essere sottovalutati, soprattutto se si mette in relazione il fenomeno globalizzazione con una circolazione pressoché istantanea di notizie, azioni e reazioni economiche, rese possibili dalle nuove tecnologie: anche in questo caso è possibile che questa differenza determini reazioni imprevedibili come è anche possibile che questa velocità porti la crisi a svilupparsi e forse esaurirsi in tempi molto più brevi.

4. La frammentazione geografica ed economica ha un riscontro ovviamente anche in una maggior eterogeneità politica: dove ad esempio nel dopoguerra si era andati a convergere in gran parte degli stati europei verso forme dittatoriali (un rischio per altro corso anche da molte nazioni che poi si sono assestate su forme democratiche) “contrapposte” in qualche modo alla democrazia americana, il quadro politico attuale comprende un ventaglio di variazioni sul tema pressoché infinito: democrazie consolidate, regimi comunisti 2.0 con meccanismi economici capitalistici, democrazie con le virgolette di stampo ottocentesco, dittature di fatto e anche di nome, stati di tipo teocratico, stati in balia di guerre civili tra “clan” e minoranza etniche e religiose.

5. Un ulteriore elemento di complessità è la presenza di nuovi organismi sovranazionali, prima fra tutti l’Europa, un’Europa ormai ben estesa anche al di là dell’ex Cortina di ferro che comprende anche in questo caso ogni possibile variazione sul tema: dagli europeisti  convinti agli euroscettici vecchi e nuovi. Interessante, specie se consideriamo che l’Unione Europea è un organismo che proprio in campo economico ha vista applicata la propria principale sovranità.

La lista potrebbe continuare ancora a lungo: non è ovviamente possibile dire se questi elementi costituiscano variabili potenzialmente positive oppure al contrario catalizzatori per conseguenze ancor peggiori di quelle registrate nel 1929: l’unica certezza è che al di là dell’appeal di questo parallelismo, della sua immediata capacità di suggestione, al di là di facili slogan e dei titoli di effetto ad uso di giornali e testate televisive,  l’unico motivo di interesse per questo parallelismo sta nella  sua testimonianza storica, nella necessità di ricordare errori  politici ed economici che, sebbene non possano fornirci una guida per orientarci nella situazione presente, possono comunque costituire un utile promemoria di passi falsi, isterismi e degenerazioni da evitare assolutamente.

Dove ci porteranno queste condizioni di partenza potranno dirlo soltanto i bollettini economici e politici internazionali: ma un minimo di diffidenza in più sarà sicuramente un ottimo antidoto contro le profezie retroattive delle Cassandre con la testa ritorta all’indietro.

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