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Alitalia: l’antitrust indaga, per il Codacons buone notizie

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Direttamente dall’Antitrust dell’Ue giunge la decisione di dar via ad un’indagine sul prestito ponte da 900 milioni di euro emesso dallo Stato in favore di Alitalia. La notizia è stata ben accolta dal Codacons, secondo cui “la Commissione europea ha accolto in pieno l’esposto presentato lo scorso anno dalla stessa associazione dei consumatori. Il Presidente Carlo Rienzi in una nota spiega infatti che era stato presentato un esposto a Bruxelles per chiedere di non autorizzare il prestito perché lo stesso costituiva un illecito aiuto di Stato”.

Stando a ciò che afferma il Codacons, venivano usati dei soldi pubblici al fine di salvare una società privata portata alla soglia del fallimento da una gestione senza attenzione, costata oltre 8 miliardi di euro ai contribuenti italiani. Renzi dichiara inoltre che ora l’associazione guarda alla decisione del Consiglio di Stato sull’appello presentato contro la decisione del Tar riguardante l’incompatibilità dei commissari Alitalia.

Alitalia: Codacons vuol far luce sul prestito

La Commissione europea ha per questo accettato di avviare un’indagine approfondita sul prestito ponte di 900 milioni di euro che lo Stato italiano ha concesso ad Alitalia per verificare se sia o meno adeguata alle norme comunitarie inerenti gli aiuti alle imprese in difficoltà. “È compito della Commissione garantire che i prestiti che gli Stati membri concedono alle imprese siano conformi alle norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato. Verificheremo se il prestito concesso ad Alitalia è conforme a tali norme”, dice la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager attraverso la nota con cui Bruxelles ha diffuso la notizia dell’avvio dell’indagine. Un’indagine che già bolliva in pentola e che potrebbe non avere un risvolto positivo per l’Italia, a causa della durata del prestito, superiore ai sei mesi che di solito rappresentano l’orientamento per misure di salvataggio.

Va però tenuto a mente che già il prestito ponte da 300 milioni di euro erogato ad Alitalia nel 2008non aveva avuto il parere positivo a suo tempo da parte della Commissione europea. C’è però da dire che, comunque sia nel 2017, la cifra stanziata non è stata quasi per nulla pizzicata dalla compagnia, la quale attualmente si trova sottoposta alla gestione di un commissariato, con la quale è stata in grado di ridurre alcuni dei costi e a garantire la continuità operativa atta a non perdere i suoi clienti e quindi quei ricavi di cui del resto ha bisogno. Tuttavia si è appena conclusa una stagione invernale che potrebbe avere portato (quasi sicuramente) l’insorgere di perdite. Nel frattempo la procedura di vendita della compagnia è stata per ora prorogata, soprattutto in attesa che si formi un nuovo Governo. Sul tavolo ci sono tre offerte, che coinvolgono Lufthansa, Easyjet e Wizz Air. Nessuna però può essere ritenuta vincolante, anche in virtù dell’incertezza politica italiana.

Alitalia, quali sono le sorti della compagnia aerea made in Italy?

Non è tuttavia sicuro che se Movimento 5 Stelle o Lega dovessero andare al Governo potrebbero dare il benestare alla cessione di Alitalia o all’accettazione di doverla ristrutturare prima di venderla del tutto (come del resto ha fatto capire di volere, per esempio, Lufthansa).

La compagnia tedesca avrebbe infatti richiesto che venga ridotto il perimetro occupazionale del vettore italiano prima di acquistarlo, onde evitare di ritrovarsi a trattare con i sindacati per gli esuberi. Si vorrebbe quindi che il difficile compito di tagliare il personale venga effettuato direttamente dall’attuale gestione. Nel frattempo si avvicina la stagione estiva che potrebbe consentire ingenti ricavi per le casse di Alitalia, anche se si fa più cinica la concorrenza, con il primo volo che verrà effettuato il 15 maggio da Air Italy, compagnia in cui è entrata, con il 49%, Qatar Airways e che andrà ad operare anche nei voli interni.

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