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Campagna d’Italia, il paese che fa gola ai francesi

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La campagna d’Italia, pensata come idea redditizia, fa gola ai francesi da epoche antiche. Oggi, come si sa, il potere, il gioco forza di un paese si fonda soprattutto sul campo dei commerci e della finanza, e così l’acquisto d’imprese riesce a far la differenza. E l’Italia, molte volte, è il mercato preferito.

Stando ad una statistica pare che il biennio 2008-2017 abbia visto una fioritura delle acquisizioni francesi in Italia per ben 214imprese, in media più di venti all’anno, per un controvalore complessivo di 32 miliardi di euro.

Campagna d’Italia: quando la Francia comincia ad acquistare in Italia

La tendenza, in realtà si era già ampiamente vista negli anni precedenti: è dalla fine degli anni Novanta che, in particolare nel settore della moda, le intenzioni francesi si sono spostate sulle aziende italiane, da Fendi a Emilio Pucci, da Gucci a Bottega Veneta, ma anche sulle scarpe di Sergio Rossi, poi ritornate a essere «italiane» sotto l’ombrello di Andrea Bonomi.

Inoltre proprio negli anni precedenti il 2008, la Bnl-Banca Nazionale del Lavoro, già braccio destro del ministero del Tesoro, passava sotto le insegne di Bnp-Paribas, che ne conserva ancora la totalità delle azioni e l’ha oggi integrata pienamente nel proprio network globale.

Una transazione da quasi 9 miliardi di euro. In quel periodo, era il 2007, il Crédit Agricole, dopo essere intervenuto a sostegno del capitale di Banca Intesa negli anni precedenti, a seguito della fusione tra Intesa e Sanpaolo, ha orientato il proprio interesse su Cariparma, Friuladria e 202 sportelli bancari ex Intesa Sanpaolo valorizzati 6 miliardi di euro. A questi, negli anni successivi, il Crédit Agricole, guidato in Italia da Giampiero Maioli (che controlla anche Amundi/Pioneer e Indosuez/Banca Leonardo), ha affiancato altri 96 sportelli ex Intesa, le attività della Cassa di Risparmio di La Spezia e una quota rilevante di Agos nel business del credito al consumo. Solo nel 2017 Maioli ha completato (per ora) il tour, acquisendo la Cassa di Risparmio di Cesena, la Cassa di Risparmio di Rimini e la Cassa di Risparmio di San Miniato. Ovvio che oggi Crédit Agricole si dica concentrato sull’integrazione di queste acquisizioni recenti nel gruppo e non interessato ad entrare nel capitale di Carige o del Credito Valtellinese. Ma i radar sono accesi e il tempo gioca a favore di chi ha maggiore resistenza e forza di fuoco.

Campagna d’Italia: cosa attira l’interesse dei francesi

I dati di Kpmg parlano chiaro. Il settore di maggiore interesse agli occhi francesi è quello delle aziende consumer markets: i beni e servizi che necessitano ai consumatori finali hanno attirato il 34 per cento del totale delle operazioni: 73 transazioni per un controvalore di 14,7 miliardi di euro.

Nel fashion dopo le acquisizioni da parte del gruppo Lvmh e dell’altro magnate del settore Kering (già Ppr), sosono diventate francesi anche le lane di Loro Piana e i gioielli di Bulgari e di Pomellato.

Nel campo del cibo l’interesse francese si è basato sugli zuccherifici Eridania (ceduti da Maccaferri a Cristal Union), sui vini della Tenuta Greppo (produttrice di Brunello di Montalcino, che la famiglia Biondi Santi ha ceduto alla finanziaria Epi della famiglia Descours) e in particolare sul gruppo Parmalat, che dopo il crac è stato rilevato e rilanciato da Lactalis.

Grande attenzione anche in campo della finanza. Dopo Bnl e le acquisizioni del Crédit Agricole, il settore ha visto, nel 2011, due operazioni nell’ambito assicurativo: la cessione (81%) di Bipiemme Vita dalla Popolare di Milano ai francesi di Covéa e l’acquisizione del 51% di Bnl Vita da parte di Cardif, del gruppo BnpParibas. Il boom è avvenuto lo scorso anno, quando sotto essiome a causa di una crisi che ha richiesto iniezioni di capitale per 20 miliardi di euro, Unicredit ha dovuto cedere ai francesi di Amundi, sotto compenso di 3,5 miliardi cash, il proprio polo del risparmio gestito, Pioneer.

Passando al settore Media & Telecom, il grande protagonista è il gruppo Vivendi, che ha ottenuto il controllo del 24,68 per cento del capitale di Telecom Italia-Tim e il 28,8 per cento di Mediaset.

Nelle utilities invece in primo piano è Edf, Electricité de France, che nel 2012 ha preso a sé, in cambio di 1,7 miliardi di euro, la milanese Edison, un pezzo di storia industriale italiana, che i francesi hanno avvicinato ad Edipower (Udine), Comat e Frendy Energy (in quest’ultimo caso con opa residuale a gennaio 2018), per un altro esborso di una decina di milioni. A Roma, invece, Suez ha messo in arro la propria partecipazione in Acea dal 12,4 al 23 per cento, con l’acquisto dal gruppo Caltagirone e Direct energie ha acquisato da enel per 36,5 milioni Marcinelle energie.

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