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Criptovalute, di nuovo davanti ad un crollo

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Nella mattina di venerdì 30 Marzo 2018, il valore delle criptovalute Bitcoin è sceso nuovamente al di sotto dei settemila dollari, stabilendosi a circa 6.780 dollari, il livello più basso dallo scorso 6 febbraio, quando la moneta virtuale scese sotto i seimila dollari.

Criptovalute, calo dipeso da fluttuazioni di mrcato

Bitcoin è sceso per tutta la settimana, perdendo il 15 per cento: ma la criptomoneta più importante del mondo è pure una di quelle che ha mantenuto posizione nel migliore dei modi rispetto all’ultimo crollo del mercato. Come accade sempre in certi casi, il calo di Bitcoin ha influenzato anche Ethereum, Ripple, Litecoin e le altre principali valute virtuali.

Ethereum, la seconda moneta più grande per volume di mercato, è scesa sotto i 400 dollari, il valore più basso da novembre 2017. In quel periodo però stava aumentando, ed entro metà gennaio aveva superato il suo massimo storico di quasi 1.400 dollari.

Da allora il valore è sceso di oltre il 70 per cento. Nelle ultime 24 ore ha perso più del 22 per cento. Ripple, la terza criptovaluta, ha a sua volta raggiunto il valore più basso dopo il picco di gennaio: ora vale 0,52 dollari, cioè quanti ne valeva a metà dicembre, prima di arrivare al record di 3,46 dollari

Come sempre, non esistono spiegazioni univoche alle fluttuazioni del mercato delle criptomonete. In molti continuano ad affibbiare le responsabilità del crollo all’entrata nel mercato di molti investitori impreparati durante il picco di dicembre e gennaio, che con i loro atteggiamenti “emotivi” renderebbero il mercato imprevedibile e incerto.

Altri collegano le oscillazioni ai grandi investitori, che forse vanno a manipolare il mercato muovendo somme enormi da una criptovaluta all’altra per speculare. Ma la maggior parte delle spiegazioni circa la flessione di questa settimana, almeno tra chi non la considera normale e routinaria, parla di “croce della morte”.

Criptovalute, da cosa dipende una simile fluttuazione

Nel gergo della borsa, la “croce della morte” è quel fenomeno che si manifesta quando il grafico del valore medio del giorno di un titolo calcolato sui 50 giorni precedenti (cioè la “media a 50 periodi”) incontra quello dei 200 giorni precedenti (“media a 200 periodi”). È quindi un leggero indicatore che paragona su un grafico l’andamento sul breve periodo e quello sul lungo periodo: quando quello sul breve periodo si abbassa, e incrocia quello in aumento sul lungo periodo, si crea una “croce della morte”.

Secondo alcuni esperti di borsa, è il segnale che il mercato sta per vivere un altro crollo, mentre secondo altri non è molto rilevante perché si presenta tardivamente un problema che si è già verificato. C’è anche chi  pensa che questo fenomeno non sia niente di più di una “trappola per orsi”, come si dice nel gergo tecnico un evento che viene in maniera sbagliata interpretato dagli investitori come un’inversione ribassista dell’andamento del mercato, che poi però non si manifesta. Nel caso dei bitcoin, la “croce della morte” è dietro l’angolo.

Negli ultimi mesi, dopo il picco di dicembre e gennaio, ci sono stati svariati crolli, anche molto più esosi e improvvisi di quello di ieri. Le preoccupazioni non sono però tanto per i continui manifesti del calo, quanto per il fatto che si stanno raggiungendo nuovi minimi, e che in certi casi sono stati lasciati indietro: il calo, insomma, è stato più livellato ma ha raggiunto valori bassi come non se ne erano visti da quando il mercato delle criptomonete aveva assunto le dimensioni raggiunte a fine 2017. Va sempre poi considerato il fatto che il valore di Bitcoin è sì crollato rispetto a tre mesi fa, ma resta dalle sei alle sette volte più alto rispetto a un anno fa. Oggi però il mercato delle monete virtuali vale circa 256 miliardi di dollari, poco più di un quarto degli 800 miliardi raggiunti a gennaio.

L’andamento di Bitcoin a marzo

Nei giorni scorsi anche gli indici della borsa tradizionale del NASDAQ e del Dow Jones sono scese a picco, seppure in proporzioni di gran lunga inferiori, soprattutto a causa del calo delle azioni del settore tecnologico strettamente legate al caso Facebook e ai suoi recenti problemi e alle critiche del presidente Donald Trump ad Amazon.

Qualcuno ha ipotizzato che il calo nel mercato delle criptomonete, per il quale è sempre raro trovare un legamento con quello tradizionale, sia però in qualche modo collegato, visto che gli stessi grandi investitori potrebbero aver venduto in più di un mercato.

Ci sono sempre scetticismi su quanto le notizie sul mercato delle criptomonete incidano in modo concreto i mercati. Se nelle scorse settimane le voci sulle regolamentazioni e i limiti ipotizzati dai governi asiatici sui siti di exchange e sui mercati erano qualcosa di mal considerato per le criptovalute, quelle citate da qualcuno per motivare questo crollo sono di dimensioni relativamente minori. Pochi giorni fa poi Twitter ha deciso di bandire le pubblicità alle criptovalute, come avevano già fatto colossale come Facebook e Google. E sempre nei giorni scorsi Reddit, social network frequentato da molti appassionati e investitori in criptovalute, ha detto che non vuole più accettare bitcoin come mezzo di pagamento per la sua versione premium. Ha detto che vuole capire come sarà il funzionamento del nuovo sistema di pagamenti sviluppato da Coinbase, e risolvere alcuni problemi tecnici con il suo sistema.

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