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Debito Pubblico? Padoan lascerà un’eredità da 170 miliardi

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Il debito pubblico italiano è un vero problema che non ha trovato soluzione nello scorso governo, e che quindi diventerà la patata bollente del prossimo.

Una gran bella responsabilità dal valore di 2.300 miliardi di euro, quasi il 132% del PIL. Nel corso della legislatura appena cominciata, ben 1.000 miliardi di euro di bond sovrani sono in dirittura d’arrivo, al netto delle nuove emissioni (deficit) per tamponare ai disavanzi fiscali, senza nemmeno prendere in considerazione i titoli a breve termine, quelli di durata fino a 12 mesi, noti anche come BoT.

Debito pubblico: cosa pensano gli economisti

Il peso non indifferente del debito rappresenta la caratteristica negativa che mette in cattiva luce l’Italia nella UE, e che non ci permette di fare una manovra sufficiente con Bruxelles per fa quadrare i conti pubblici con la flessibilità desiderata.

Per capirci meglio, se alla Francia e alla Spagna è stato permesso di infrangere il tetto del deficit del 3% in maniera continua senza conseguenze e all’Italia è stato imposto di rientrarvi già nel 2012, c’è un motivo. E tale motivo lo si deve quasi sicuramente all’alto livello di partenza del nostro indebitamento, quasi il doppio dei livelli pre-crisi francesi e triplo di quelli spagnoli. Dunque, di più non potevamo avere consensi, avendo fatto gli gnorri già nei trent’anni precedenti.

E’ per questo motivo che due economisti come Tancredi Bianchi e Marina Brogi hanno parlato nei giorni scorsi di una proposta innovativa, che punterebbe a dare maggiore potere negoziale con l’Europa in sede di trattative sui conti pubblici. Questo sarebbe possibile alzando la cedola offerta sui bond di nuova emissione, anzi, prevedendo per il futuro vere e proprie “maxi–cedole”. Ma quale sarebbe la ratio di una tal proposta?

All’investitore necessita il rendimento di un titolo obbligazionario, che viene dato dalla somma tra l’interesse cedolare e il rapporto tra prezzo di emissione e quello nominale del titolo. Se compro a 70 un bond che mi verrà rimborsato a 80, maturerò un margine da qui fino a che non scade il titolo, che si sommerà alla cedola annuale, formando il rendimento. Al contrario, se il titolo viene emesso sopra la pari (oltre 80), sto acquistando a valori maggiori rispetto a quelli di rimborso, per cui il rendimento sarà più basso dell’interesse annuale della cedola.

Cedola o rendimento? Cosa succede se alziamo la cedola

Cosa accadrebbe se aumentassimo la cedola? A parità di rendimento (su richiesta del mercato), andrebbe a lievitare il prezzo di acquisto dei bond, salendo sopra la pari. Questo porterebbe un effetto immediato sulle casse dello stato: il Tesoro potrebbe andare a incassare più liquidità del valore nominale del debito emesso, che poi si abbasserebbe e così alla UE potremmo segnalare un suo calo, man mano che i bond di nuova emissione sostituiranno quelli scaduti.

Sulla base di tali sforzi, Bruxelles ci potrebbe premiare con margini di flessibilità fiscale superiori. Occhio, però, perché ogni pro ha il suo contro. Il primo lo abbiamo visto, il secondo è il seguente: cedole più alte significano pagamenti annuali superiori, ossia una maggiore spesa per interessi, cioè più deficit.

Dunque, aumentare le cedole prossimamente porterebbe ad una maggiore spesa a carico dello stato, seppure a fronte di emissioni più basse, grazie al fatto che la liquidità incassata a ogni emissione sarebbe superiore rispetto a quella del debito nominale e quel plus si potrebbe utilizzare per la riduzione dell’entità delle emissioni successive. Il meccanismo avrebbe il suo effetto massimo con i rendimenti attuali (e tuttora infimi? che ancora resistono sul mercato.

Prendiamo un BTp a 10 anni, che rende circa l’1,8%. Se il Tesoro ne emettesse di nuovi con cedola 5%, di sicuro il prezzo dovrebbe salire di gran luna sopra la pari per equiparare l’interesse considerevole corrisposto annualmente. Dunque, davanti ad un titolo (debito) pari a 100, il mercato consegnerà al Tesoro liquidità per 120-130 e così via. In questo modo, alle scadenze successive dei bond, lo stato avrebbe in parte delle riserve di liquidità per 20-30, etc., da usare a copertura dei rimborsi o per il riacquisto di titoli sul mercato, per cui il debito emesso nell’arco di un po’ di tempo si ridurrebbe.

Questo non andrebbe per nulla bene in quanto a lungo andare, il costo dell’operazione potrebbe andare ad annullare il beneficio. Il gioco vale la candela solo se lo si fa per qualche anno, ma man mano che il debito vecchio (con cedole basse) si compensa con debito nuovo (con cedole alte), a fronte di un abbassamento nominale delle emissioni ci sarebbe una lievitazione dei deficit, che finirebbero per alimentare nuovo debito.

E non è nemmeno detto che Bruxelles lo veda di buon occhio. Di fatto, il rapporto debito/PIL, che è quello che più interessa ai commissari, calerebbe appena di pochi decimali, mentre il deficit lieviterebbe. E si consideri che la discesa del rapporto debito/PIL è a sua volta legata proprio ai livelli del deficit, oltre che alla crescita nominale del PIL (PIL reale + inflazione).

Dunque si rischia un vano tentativo e, soprattutto, l’Italia sembrerebbe inesperta e ignorante (la figura di noi soliti italiani), che invece di occuparsi a risanare davvero i conti pubblici per farli quadrare, si concentra su soluzione alternative pari a cialtronate.

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