Home Economia Ibc: la domanda è fiacca, manca ancora la stabilizzazione dell’IVA

Ibc: la domanda è fiacca, manca ancora la stabilizzazione dell’IVA

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L’Italia è ancora senza un premier che la indicizzi, eppure ci sono regole di bilancio che vanno rispettate. E’ questo il fatto che spaventa Ibc, l’associazione delle 3 0mila industrie che si occupano della produzione di beni di consumo, alimentari e non.

E questo perché senza un aiuto organico e coerente da parte della politica economica, senza una politica di bilancio di contenimento della spesa, da gennaio del 2019 si potranno verificare gli aumenti dell’Iva previsti dalle clausole di salvaguardia sottoscritte dall’Italia in ambito europeo.

IBC: la situazione italiana dipende dall’Europa

Aldo Sutter il presidente di Ibc in occasione dell’assemblea  ha dichiarato «In Italia la debolezza della domanda pesa sulla scarsa dinamicità dell’economia. Per questo è fondamentale sterilizzare l’aumento dell’Iva previsto nel 2019».

Sutter ha invitato le forze politiche a non considerare superficialmente il grave impatto negativo che l’incremento dell’imposta sul valore aggiunto potrebbe avere su bilanci delle famiglie, consumi e ripresa economica.

Secondo una ricerca realizzata in questi giorni da Demopolis, per 88 italiani su 100 l’aumento è cosa da evitare al fine di non incorrere in rincari.

L’industria dei beni di consumo, stando alle elaborazioni di Ref Ricerche, rappresenta un macrosettore strategico per l’economia nazionale. Genera il 26% del valore aggiunto dell’industria manifatturiera, il 4,3% del Pil, il 29% dell’occupazione manifatturiera, il 4,3% dell’occupazione complessiva. Sutter ha sottolineato «Ci aspettiamo scelte responsabili e non demagogiche. I toni accesi della campagna elettorale lascino il campo alla mediazione politica, che è indispensabile per formare il nuovo Esecutivo. Le priorità da perseguire sono chiare: riduzione del debito pubblico, crescita e creazione di nuovi posti di lavoro».

Il presidente ha inoltre ricordato come in questi anni di crisi le imprese del comparto abbiano dato molta importanza all’innovazione, investito, rafforzato le posizioni sui mercati esteri «pur operando in un Paese con numerosi vincoli strutturali che penalizzano chi vuole competere e crescere».

Una valutazione condivisa da Pierpaolo Mamone, partner e responsabile del settore consumer goods & retail di Monitor Deloitte Italia, che durante il suo intervento ha messo in evidenza come l’industria dei beni di consumo possa e debba avere un ruolo cardine durante il processo di trasformazione e innovazione del Paese insieme a un ruolo rilevante sui mercati esteri.

Per Lamberto Biscarini, senior partner e managing director di Boston Consulting Group, il biglietto per il successo per le imprese IBC «sono la capacità di intercettare il 4.0, il presidio di nuovi canali e-commerce, lo sfruttamento degli strumenti digitali e social».

IBC: l’indagine sul clima sociale

Nel corso dei lavori, Pietro Vento, direttore della società di ricerche Demopolis, ha messo in risalto le evidenze di un’indagine realizzata per Ibc su clima sociale e fiducia degli italiani. Dalla ricerca è venuto fuori che l’Italia ora è un Paese che sente il peso della crisi. La maggioranza degli italiani parla di peggioramenti della situazione economica, delle opportunità di lavoro, della sanità pubblica.

In positivo, le famiglie stanno provando a recuperare fiducia nel futuro. Il 25% è convinto che la situazione economica potrebbe migliorare nei prossimi 12 mesi; più ridotta, al 18%, la percentuale di quanti confidano in un effettivo incremento dell’occupazione. Gli italiani secondo Vento, sono prudenti, ma allo stesso tempo sono diventati molto più tranquilli: vanno a sperare sin da oggi a in quello che è il futuro con un grado di ottimismo che non si palesava ormai da molti anni.

Alla fine dei lavori, Antonio Calabrò, direttore Fondazione Pirelli e vicepresidente di Assolombarda, ha anche posto l’attenzione sul fatto che i segni di superamento dell’austerità negli atteggiamenti delle famiglie sono uno stimolo per le imprese al fine di migliorare la qualità di prodotti e servizi, a rafforzare i loro investimenti e a competere con fermezza sul mercato interno ed internazionale.

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