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La Finanziaria e i soldi regalati: come si fa?

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La Finanziaria, una legge che concede fior fiori di soldi regalati, ma si può davvero? Sì, basta una notte, una solamente, per vedersi regalati 3 milioni di euro a parenti e amici grazie alla legge di Bilancio.

La nuova inchiesta parte con la volontà di Milena Gabanelli con il suo Dataroom, pubblicato sulle pagine virtuali del Corsera, punta i riflettori su una della vicende più chiacchierate sul finire dello scorso anno. Come ha raccontato la giornalista, c’è sempre un ultimo giorno in tutte le cose, quello della finanziaria è stato il 27 dicembre alle 6.30 del mattino e nella notte nell’agitazione c’è qualcuno che, mentre c’è chi se la dorme beatamente, blinda e presidia quelle che si chiamano sue magagne. Una è saltata fuori il giorno successivo, ma è palese che era ormai troppo tardi per porre ossia per apportare correzioni al testo, se non per eliminarla.

La vicenda (notturna) di Isiamed

In pratica è accaduto che due senatori del gruppo di Denis Verdini – ex esponente di Forza Italia, i cui voti sono stati poi schiaccianti per la sopravvivenza del governo Renzi – ovvero Antonio Milo e Pietro Langella, hanno dato presentazione di un emendamento alla finanziaria per la tutela e la valorizzazione del made in Italy. In concreto ciò doveva portare ad assegnare 3 milioni di euro alla Isiamed Digitale srl, una società nata 20 giorni prima. E glieli hanno dati. Ma appunto, tutto questo denaro a cosa sarebbe servito? Per portare l’Italia nella nuova era digitale e per lo sviluppo delle smart city. Il punto, come dice irata Milena Gabanelli, è che si tratta di una cosa seria, l’importo è poco anzi è veramente irrisorio.

E allora, provando a entrare nel dettaglio della questione, di chi è questa società con quattro dipendenti? Al 75% di Vincenzo Sassi, uomo d’affari con esperienza nel settore del recupero crediti. Al 25% dell’Istituto italiano per l’Asia e il Mediterraneo, con anni di maturità in convegni e relazioni con Mediterraneo e Cina. Fa capo a Gian Guido Folloni, ex giornalista, ex democristiano ed ex ministro per i Rapporti con il Parlamento nel governo D’Alema. Ecco allora l’altro spunto cardine: esperienza in digitale e smart city? Non esiste. L’inchiesta mette poi in evidenza un curioso collegamento. Isiamed ha il 5% del Consorzio italiano infrastrutture: nato a luglio dello scorso anno, costruisce ponti, autostrade e piste aeroportuali. I consiglieri sono Vincenzo Sassi di Isiamed e il ventenne Gianluca Milo.

Bruxelles rnon interviene, perchè?

Ebbene, i senatori che avevano propinato l’emendamento da 3 milioni di euro a Isiamed sono due e uno si chiama appunto Antonio Milo, che è il papà di Gianluca. A tal proposito, il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, aveva detto a tal riguardo: “Emendamento parlamentare mai dato parere positivo. Non se sapevo nulla finché non segnalato da voi. Non ho la più vaga idea di cosa sia. Mi sembra una roba stravagante, a dir poco”. Aveva così voluto un parere a Bruxelles per cercare di capire l’esistenza della compatibilità con gli aiuto di Stato ovvero è aiuto di Stato finanziare una struttura senza gara? Secondo Milena Gabanelli, Bruxelles probabilmente non si scomoderà considerata la cifra in ballo.

E non potrebbe farlo neanche l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, perché il testo è legge ovvero è blindato. E intanto  pare che in quella che definisce la notte dei lunghi coltelli, è sparito l’emendamento da 50 milioni di euro per incentivare la transizione digitale della pubblica amministrazione.

E nel DEF manca tutto, eccezion fatta per gli aumenti tasse già decisi e prossimi che potrebbero giungere per i normali cittadini
Delle promesse sparate a destra e a manca durante la campagna elettorale non c’è ancora uno strascico reale all’interno del Documento di Economia e Finanza che il Governo Gentiloni, ancora in carica in attesa che si smuovano le acque attualmente in fase di stallo che si è venuta a creare dopo le elezioni politiche del 4 marzo, ha dato approvazione e che dovrà ora essere inviato a Bruxelles entro la fine di aprile.

Un documento, e non poteva essere altrimenti, non dà garanzie all’Italia per il futuro, ma descrive la situazione aggiornata e i risultati avuti negli ultimi anni, con le previsioni macroeconomiche. Previsioni che indicano l’arrivo di una crescita del Pil dell’1,5 per cento nel 2018, 1,4 % nel 2019 e 1,3 % nel 2020.

Ebbene il prossimo Governo avrà un compito già darduo, ovvero quello di provare a superare il tanto temuto aumento delle imposte indirette nel 2019 e, in minor misura, nel 2020, avuto secondo le clausole di salvaguardia in vigore. Un compito importante che toccherà al prossimo esecutivo che se non riuscirà a trovare la giusta alternativa, probabilmente sarà costretto a murappresentato la recente campagna elettorale.
Al momento l’Iva appare cresciuta con un aumento per le famiglie di circa 1.312 euro a famiglia, ma non sarà il solo come vedremo

Anche il Def 2018, dopo la sperimentazione dell’anno scorso, è corredato dagli “Indicatori di benessere equo e sostenibile” sulle varie aree che contraddistinguono la qualità della vita dei cittadini. Ma delle proposte fatte durante la campagna elettorale non c’è traccia nel Documento che è stato redatto per intero, come previsto in casi come questo, dal Governo che è rimasto in carica per sbrigare gli affari correnti.

Def, Pil in rialzo nel 2018

Se da un lato le prime informazioni che sono emerse sulla ormai prossima pubblicazione del Def da parte del Ministero dell’Economia del Governo ancora in carica in questa lenta e farraginosa transizione dopo le elezioni del 4 marzo, sono positive, dall’altro l’Italia sembra esser costretta a non poter tirare mai a pieno sospiri di sollievo per i traguardi raggiunti. Sembra infatti ormai un dato accertato che il Pil nel 2018 aumenterà di uno 0,1% in più rispetto alle previsioni attestandosi a un +1,6% rispetto all’1,5% delle precedenti previsioni. Un risultato che però rha il rischio di non far sentire i suoi effetti benefici sull’economia italiana, o meglio di farlo per troppo poco tempo per tagliare traguardi davvero significativi per la ripresa economica.

Questo perché, in virtù delle prospettive presenti, gli effetti recessivi dell’aumento dell’Iva e delle accise che se non ci saranno opportune e tempestivi correttivi, peseranno per oltre 30 miliardi di euro sul bilancio dello Stato si farebbero avvertire nel biennio 2019-2020 con la discesa all’1,4% e all’1,3%. Certo sono solo illazioni, ma un indizio concreto parte direttamente dal Fondo Monetario Internazionale che ha fatto sapere che non si aspetta più il raggiungimento del pareggio di bilancio in Italia per il 2020.

Italia poi in difficoltà per aumento iva e accise

E se l’economia in Italia sarà destinata a rallentare nel biennio 2019-2020, le motivazioni sono da rintracciare in un ambito ben preciso. Le chiamano clausole di salvaguardia ed entrano in vigore automaticamente nel caso in cui il bilancio non garantisca il raggiungimento di alcuni obiettivi ben precisi. In concreto consistono nell’aumento di Iva ed accise che, secondo uno studio pubblicato da Il Sole 24 Ore potrebbe portare ad un aggravio di spese per le famiglie italiane che si aggira intorno ai 317 euro di media nel prossimo anno.

Se il Governo non dovesse avere infatti i soldi necessari per evitare che questo accada, l’anno prossimo gli italiani dovranno metter insieme ben 30 miliardi di maggiori imposte complessive. Ovvio che, in questa prospettiva, gravi anche l’incertezza politica che dal 4 marzo ha avvolto l’Italia e non sembra certo che vada via in tempi brevi. Per questo motivo il ministro dell’Economia uscente Pier Carlo Padoan ha voluto dare un monito molto chiaro da Washington dove si è recato per i lavori primaverili dell’Fmi. In sostanza Padoan ha detto che esiste una bontà dell’impianto riformatorio messo in atto dai Governi di questi ultimi anni soffermandosi sulla necessità di andare avanti sulla stessa strada.

Tempi ardui in arrivo per i contribuenti italiani perché il nuovo governo, qualunque esso sia, dovrà occuparsi tutt’altro che del semplice di disinnescare oltre 60 miliardi di euro di tasse tra trappole fiscali e aumento dell’Iva. Ci riuscirà? E a che prezzo? Difficile a dare risposta sin da subito, se non altro perché un nuovo esecutivo non c’è e ci sono ancora perciò da capire intenzioni e strategie. E alla fine dei conti sono gli stessi contribuenti chiamati a mettere mano al portafogli per sistemare – in modo diretto o non – i conti pubblici piuttosto sballati. Per il Centro studi di Unimpresa ci sono all’orizzonte allora tempi ancora molto duri.

Secondo l’analisi di Unimpresa, da qui a tre anni potrebbero pure giungere circa 30 miliardi di euro per via dell’aumento Iva fino al 25% nel biennio 2019-2020. Non solo, ma altrettanti saranno i versamenti dei contribuenti a causa di quanto contenuto nell’ultima legge di bilancio ed evidentemente mai reso noto fino in fondo o comunque con estrema trasparenza. Gli studiosi parlando di trappole fiscali tendono ad additare le ben 27 voci nascoste o poco note. Dalle misure sulla fatturazione elettronica sono attesi aumenti delle entrate per 4,2 miliardi di euro nel triennio; la stretta sulle frodi nel commercio degli oli minerali vale 1,09 miliardi di euro; con la riduzione della soglia dei pagamenti della pubblica amministrazione a 5.000 euro occorre mettere in conto 495 milioni di euro; dai nuovi limiti alle compensazione automatica dei versamenti fiscali 717 milioni di euro.

Unimpresa ha rammentato che l’aumento dal 40 al 55% (per il 2018 e per il 2019) e al 70% (dal 2020) degli anticipi delle imposte sulle assicurazioni sono destinati a far incamerare più entrate pari a 960 milioni complessivi.

Il ridimensionamento del fondo per la riduzione della pressione fiscale ha un valore di 1,2 miliardi di euro. Le nuove disposizioni sulla questione di giochi hanno invece un valore in totale 421,2 milioni di euro. Sono sei le voci che ineriscono alle detrazioni per spese relative alla ristrutturazione edilizia o alla riqualificazione energetica. Ma poi ci sono pure gli effetti dei rinnovi contrattuali e delle nuove assunzioni, l’entrate in vigore della nuova Iri, l’imposta sostitutiva sui redditi da partecipazione delle persone fisiche e tante altre voci che sembrano più piccole.

Secondo i calcoli dell’associazione, nel biennio 2019-2020 l’aumento delle aliquote Iva – quella ordinaria dal 22 al 25% e quella agevolata dal 10 all’11,5% – porterà l’accrescimento  del gettito tributario superiore a 30 miliardi di euro. Solo quest’anno, invece, nello specifico, il gettito tributario avrà un aumento di 11,7 miliardi di euro, nel 2019 salirà di 9,5 miliardi di euro e nel 2020 cresceràdi 8,3 miliardi di euro.

 

 

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