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Ocse: qual è la soluzione per eliminare le disparità di ricchezza in Italia? Una tassa patrimoniale

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In Italia le disparità  continuano ad essere sempre più evidenti, motivo per il quale sarebbe opportuno adottare l’uso di una tassa patrimoniale. La richiesta arriva direttamente dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che ha affermato come proprio il nostro Paese, all’indomani di questa forte crisi economica attraversata nell’ultimo decennio, sia uno di quei paesi in cui la disuguaglianza sociale risulta aumentata e sempre più palese la concentrazione di ricchezza verso l’alto.

Ocse propone la tassa patrimoniale

L’analisi dell’Ocse, è stata raccolta all’interno del rapporto “The role and design of net wealth taxes”, in cui si legge pure la possibile soluzione alle alte disuguaglianze in Italia, ovvero l’imposizione della tassa patrimoniale.

L’imposta è già stata presa in carico da altri paesi membri e proprio l’organizzazione internazionale ne ha voluto spiegare tanto i pro quanto i contro. Dai dati è venuto fuori come la necessità di adottare la patrimoniale, definita “una tassa sulla ricchezza netta” sia piccola nei Paesi dove sono già presenti tasse sui redditi e sui capitali personali e dove le tasse di successione risultino palesi e ben applicate.

In questi contesti, dunque, l’applicazione della tassa patrimoniale potrebbe causare l’effetto contrario. Di contro, lì dove la tassa di successione non c’è e dove le imposte sui redditi sono più basse, allora potrebbe avere dei risultati positivi nel diminuire più velocemente i divari di ricchezza.

Come vive l’Italia secondo l’Ocse

Quella fatta dall’Ocse è un’analisi chiara del nostro Paese messo a paragone con altre realtà negli ultimi dieci anni.

Dando la massima attenzione alla distribuzione del reddito e della ricchezza, si è palesato come dopo la crisi la tendenza ad una maggiore disuguaglianza di ricchezza non sia mai tramontata.

I Paesi presi come esempio in questa analisi dell’Ocse sono stati Australia, Canada, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti. Di questi sei, in ben quattro (Italia, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito) si è verificata una maggiore concentrazione di ricchezza al vertice, mentre la distribuzione della ricchezza nella parte bassa è stata ben evidente in tutti i Paesi presi in esame, eccezion fatta per il Regno Unito.

La disparità sul fronte della ricchezza, in netto aumento tra gli anni ’80 e i giorni nostri, è stato così chiaro da passare, stando a quanto riferito dall’analisi, dallo 0,29 allo 0,32 in Italia, posizionandosi così al decimo posto per disparità su tutti e 35 i Paesi dell’Ocse.

L’analisi ha per questo sottolineato che “le recenti norme internazionali sullo scambio di informazioni fiscali dovrebbero ridurre le possibilità di nascondere reddito e ricchezza in paradisi fiscali”. Questo di sicuro potrà facilitare le operazioni di riscossione delle tasse.

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