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Paesi dell’OECD verso la recessione, parola di Carlo Padoan

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Le prospettive di crescita economica nei paesi occidentali sono pressoché nulle, mentre continua, sebbene a passo più moderato, la crescita degli stati in via di sviluppo. E’ quanto affermato oggi da Giorgio Padoan, capo economista del centro studi dell’ OECD.

L’analisi è stata condotta sui paesi del G7, Giappone escluso, e riporta riduzione delle aspettative di crescita per i prossimi anni, che si attesta a non superare l’1% per tutto il 2011.

Alcuni fattori che tendono a frenare la crescita spariranno
, come la depressione causata dal terremoto avvenuto in Giappone, tuttavia altri incombono, quali il dibattito sulla politica fiscale negli Stati Uniti, la crisi dei debiti sovrani in alcuni stati europei, e le informazioni deludenti provenienti dal mercato del lavoro, che stanno spingendo verso il basso la fiducia di imprenditori e consumatori.

Sul fronte positivo c’è il fatto che i governi di alcuni stati dell’OECD, stanno prendendo misure significative per ridurre il debito, mentre è stimato un aumento della crescita economica del Giappone, poiché sostenuta dalla ricostruzione post tsunami.

La parola d’ordine per Giorgio Padoan è fiducia

.

L’inflazione si è alzata nei paesi emergenti, dando spazio a politiche monetarie espansionistiche, che diano fiato alla strozzatura negli investimenti (attualmente al di sotto delle medie storiche). Inoltre ulteriori manovre, che le banche centrali potrebbero affrontare per affrontare la crisi, sono:

  1. Interventi nel mercato degli strumenti finanziari (securities).
  2. Forte impegno per tenere bassi i tassi di interesse sul lungo termine.
  3. Il ritiro della stretta monetaria nei paesi emergenti.

Sul fronte fiscale l’OECD dice che per ristabilire fiducia è necessario che i paesi intraprendano azioni concrete e credibili per tagliare il debito, ma che allo stesso tempo sostengano la crescita di lungo periodo, con riforme strutturali. Una struttura fiscale credibile potrebbe creare spazio per stimoli fiscale di breve periodo.

La governance dell’area euro deve essere migliorata sia a livello economico, che fiscale. Inoltre il processo di capitalizzazione delle banche deve essere accelerato, con maggiore supporto ai loro bisogni di finanziamento nel breve periodo.

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