Home Economia Opec: basta un movimento di Trump a far oscillare la Borsa

Opec: basta un movimento di Trump a far oscillare la Borsa

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Le Borse europee sono positivamente mantenute dagli acquisti su tlc e costruzioni, anche se i rialzi sono modici. E, intanto Wall Street è debole, messa in ginocchio da tecnologici e petroliferi, al contrario di Milano, Parigi e Londra che sono le migliori, seguite da Madrid e Francoforte (segui qui l’andamento dei listini). L’attenzione resta tuttavia ferma sull’andamento del petrolio, arrivato in precedenza ai massimi da fine 2014, nel giorno del vertice Opec a Gedda, a cui interviene pure la Russia, ma messo sotto pressione dalle accuse del presidente Trump nei confronti dell’Opec circa le strategie del cartello per tenere i prezzi elevati.

Lo scopo del vertice di oggi è allargare gli attuali tagli alla produzione, in attesa del meeting del 22 giugno, quando si capirà a che punto è la strategia e valutare lo stato di salute della domanda e dell’offerta globale.

Gli investitori stanno quindi provano a chiudere la settimana su toni positivi (+2% circa per Milano), nonostante le pressioni circa il ribasso del settore dei microprocessori, tra i peggiori di oggi, dopo le stime deludenti del colosso taiwanese Taiwan Semiconductor Manifacturing, magnate per antonomasia di chip conto terzi al mondo, e il taglio del 4,4% della forza lavoro da parte dell’americana Qualcomm.

In questo scenario a Wall Street si vive una nuova flessione per Apple, che da ieri continua a perdere terreno, spicca invece GE (+6,7%).

In Italia si passa al vaglio quanto è emerso dalle assemblee di alcune grandi società, a partire da Atlantia, Yoox-Net-a-Porter e Salvatore Ferragamo. Il presidente Ferruccio Ferragamo, durante un’intervista ha spiegato che il focus del gruppo si baserà sulle vendite online e non prende minimamente in considerazione una cessione del gruppo. Nel frattempo resta sotto osservazione la situazione Telecom Italia, in vista dell’assemblea di settimana prossima. Intanto, ieri è arrivata la mossa a sorpresa di Vincent Bollorè che ha passato il testimone di Vivendi al figlio Yannick, nuovo presidente del consiglio di sorveglianza del gruppo francese. Continnua inoltre la strada di Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia, che voterà la lista proposta da Elliott nell’assemblea di Telecom Italia che si terrà il 24 aprile.

Opec: Beni Stabili in aumento per la fusione Fonciere des Regions

Beni Stabili sale di oltre il 4% dopo essere stato sospeso questa mattina in attesa di annunci: Fonciere des Regions, azionista di maggioranza della società con una quota del 52,4%, ha fatto proposta di fusione di Beni Stabili in Fonciere des Regiones e di una successiva quotazione a Parigi e Milano. La società francese pensa che la potenziale fusione possa avvenire sulla base di un rapporto di cambio di 8,5 azioni ordinarie di Fonciere des Regiones ogni mille azioni ordinarie di Beni Stabili (post cedola 2017) e che venga terminata entro la fine del corrente esercizio. Il titolo in pratica si è allineato ai valori di concambio proposti dall’offerta visto che FdR quota a 88,6 euro per azione e Beni Stabili si è portata a 0,763.

A Milano vanno bene i finanziari, con Unipole Ubi Bancacapofila, mentre in coda al Ftse Mib vanno a finire Campari, Cnh Industrial, Fiat Chrysler Automobiles e, come detto, Stmicroelectronics, penalizzata dal cattivo andamento del comparto dei semiconduttori. A creare ulteriori titubanze al titolo di St è pure la revisione al ribasso delle stime sull’utile da parte degli analisti di Equita. Fuori dal listino principale bene Acea, nel giorno dell’assemblea, e Ovs, che ha guadagnato quasi il 7%, rimbalzando dopo il crollo della vigilia, quando era arrivata a perdere quasi il 13% dopo gli esiti del 2017 che, pur se superiori alle attese per ciò che concerne utile e fatturato, hanno deluso in fatto di redditività. Gli investitori sembrano dunque per ora accantonare il malcontento per l’assenza di dividendo per gli azionisti, ma gli analisti sono sempre dubbiosi.

L’interesse del gruppo giapponese Ihi e dell’indiana Reliance Infrastructure porta il titolo di Astaldi, a Piazza Affari a crescere più del 3,5%. Secondo quanto riportano i notiziari le due società starebbero studiando il dossier Astaldi sotto la veste di partner industriali e non sarebbe da escludere l’ingresso in campo di un fondo americano di private equity. La via considerata più plausibile potrebbe essere un accordo con Ihi, che ha già collaborato con Astaldi per il terzo ponte sul Bosforo, ma anche un’intesa con Reliance non è da accantonare viste le commesse ricavate con il gruppo italiano negli Stati Uniti. «L’eventuale partner aiuterebbe la famiglia, che in linea di principio resta intenzionata a mantenere il controllo di Astaldi. Il coinvolgimento di un parner esterno migliorerebbe la percezioni di rischio sul titolo. A oggi comunque la visibilità sul piano di rifinanziamento è ancora troppo limitata», hanno detto gli esperti di Equita.

«La notizia, se confermata, sarebbe positiva in ottica del piano di ristrutturazione annunciata, che prevede un aumento di capitale da milioni di euro», hanno tenuto a sottolineare gli analisti di una primaria Sim milanese. Il management ha tutta l’intenzione di presentare e approvare il piano entro la fine di aprile, con la conseguente definizione di un nuovo business plan.

Sul piano delle valute dopo aver seguito l’andamento dei cambi c’è stata una marcia indietro dell’euro che cede oltre mezzo punto percentuale nei confronti del dollaro scendendo sotto 1,23 dollari ma perde terreno anche nei confronti di yen (a 132,23) e sterlina (a 0,8749). Ecco che è soprattutto il limpido rafforzamento del dollaro a distinguere la seduta in uno scenario in cui il rally delle materie prime sembra poter spingere più nettamente l’inflazione. Oltretutto vi è stata una caduta controllata del franco svizzero verso la soglia di 1,20 sull’euro.

Opec: Petrolio e Asia in calo

In netto calo i prezzi del petrolio mentre continua la riunione Opec+Russia in Arabia Saudita. Suhail al-Mazroui, ministro dell’Energia degli Emirati e presidente Opec ci ha tenuto a sottolineare che a marzo, l’Opec e i paesi alleati non-Opec hanno oltrepassato il 140% dei tagli alla produzione decisi insieme. Dal canto suo la Russia ha voluto sottolineare che intende prolungare la cooperazione con l’Opec. «Abbiamo posto basi solide per una cooperazione futura tra i paesi Opec e gli altri produttori», son state le parole del ministro russo dell’Energia Alexander Novak. Anche il collega saudita ha confermato che «si sta elaborando un accordo a lugo termine», oltre il 2018 come fino ad ora previsto. Intanto il presidente americano, Donald Trump, questa mattina si è scagliato contro l’Opec. Secondo il presidente, il cartello dei produttori di petrolio, «sta mantenendo artificialmente il prezzo del petrolio troppo alto e questo non va bene», almeno è quanto scrive in un tweet. Poco dopo le parole del presidente il contratto del greggio al Nymex è iniziato a calare: in questo momento lascia sul terreno il 0,60% a quota 67,92 dollari al barile.

Ad andirivieni hanno fatto le piazze asiatiche. La Borsa di Tokyo ha chiuso titubante dopo cinque sedute consecutive di positività e prima della pubblicazione degli esiti delle imprese. L’indice Nikkei è calato dello 0,13%, mentre l’indice Topix ha guadagnato lo 0,05%. Shanghai ha invece chiuso in calo dell’1,47%, mentre Hong Kong ha lasciato sul campo lo 0,94%.

In rialzo lo spread BTp/Bund sul mercato secondario dei titoli di Stato in cui continua il diffuso rialzo dei rendimenti dei bond dell’Eurozona. Il differenziale di rendimento tra il titolo decennale benchmark italiano (Isin IT0005323032) e il pari scadenza tedesco è indicato in apertura a 120 punti base, dai 118 punti della chiusura di ieri.

E’ salito poi, pure il rendimento del benchmark decennale italiano che ha aperto all’1,79% dall’1,78% della vigilia (segui qui l’andamento). Da sottolineare inoltre che partirà il 14 maggio la nuova emissione del BTp Italia. Siamo dinanzi alla 13ma emissione di questo titolo, portato per la prima volta sul mercato dal Tesoro nel 2012. Per questa occasione si avrà la durata di 8 anni, usata nel 2015 prima di passare alla scadenza a 6 anni. Il titolo sarà offerto dal 14 al 16 maggio in una prima fase dedicata soltanto al retail mentre agli investitori istituzionali è dedicata una seconda fase dell’emissione che si avrà nella sola mattinata del 17 maggio. Il tasso reale minimo garantito sarà pubblicamente indicato il prossimo 11 maggio.

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