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Prestiti ai pensionati: ciò che il marketing non dice

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Se la pubblicità, talvolta, è etica, trasparente, di pubblica utilità, necessaria e socialmente vitale, il marketing, di norma, è ingannevole. La comunicazione che ha come obiettivo lo stimolare il contatto, l’azione da parte dell’utente, il desiderio ed il suo soddisfacimento, non può, di fatto, non essere intrisa di una dolce e soave menzogna. A fin di bene, tutto sommato. Il vero “inganno” lo si deve cercare altrove. L’efficacia del messaggio risiede nell’enfatizzare concetti positivi quali: facilità e rapidità e far scivolare in un anfratto della memoria breve del consumatore concetti difficili quali: normativa e diritto.

Onesto? Non proprio. Ma non sarebbe marketing se lo fosse.

Il boom dei prestiti ai pensionati (pardon: la relativa semplicità con cui anche ai pensionati si aprono facilmente le porte dell’accesso al credito) nasce in un duplice scenario:

  • Il potere di acquisto dei salari, e conseguentemente delle pensioni, si è notevolmente abbassato negli ultimi anni; pensioni che negli anni pre-euro garantivano un’esistenza decorosa e qualche sfizio ogni tanto, ora consentono un’abbozzo di esistenza, strozzata da caro-prezzi e crisi mistiche della quarta settimana; basta una spesa improvvisa, di qualsiasi natura, a destabilizzare quel bilancio familiare così meticolosamente analizzato nei minimi dettagli;
  • con la ribalta del precariato, dei contratti a tempo determinato, le sempre più numerosa fila del ‘popolo della partita iva’, flessibilità e fabbriche in crisi, lentamente ma inevitabilmente, il target ’storico’ delle società di mediazione creditizia, i dipendenti, sta assottigliandosi sempre più. Tanto più che (in un contesto già descritto nel 2007) moltissime famiglie con almeno un lavoratore dipendente hanno già ampiamente beneficiato di credito e finanziamenti. Il pensionato, nel bene o nel male può vantare un’entrata fissa mensile vitalizia, ed è diventato quindi oggetto preferenziale di campagne e bombardamento mediatico.

Il market teasing descrive un semplice e rapido accesso al credito, da parte di titolari di pensione anzianità INPS, INPDAP e simili, con prestiti e finanziamenti elargiti in modo quasi esente da burocrazia; la Legge invece pone, fortunatamente, vincoli e restrizioni alla concessione di finanziamenti a questo tipo di soggetto.

La cessione del quinto della pensione

Strumento finanziario che consente al richiedente di ottenere un prestito di entità variabile restituendo la somma ottenuta decurtando dalla pensione un quinto del suo valore. Se nel caso della cessione del quinto dello stipendio il referente della finanziaria è il datore di lavoro, per questa tipologia di prestito il referente, formalmente, è l’INPS (o altro ente pensionistico).

Nel Maggio 2007 l’Inps ha emanato una circolare (n.91) con la finalità di disciplinare l’erogazione dei prestiti ai pensionati tramite cessione del quinto, stabilendo criteri di ammissibilità delle richieste, definendo calcolo delle quote cedibili e tipologie di pensioni che conferiscono il diritto al credito.

Il testo integrale della circolare INPS 91 05/2007 è reperibile sul sito ufficiale. In questo articolo ne esamineremo gli aspetti principali.

  1. Non possono richiedere la cessione del quinto i titolari di pensioni sociali, t di invalidità civile, assegni di supporto a pensionati causa inabilità (cfr. legge 222/84, art 5);
  2. Viene stabilita una quota cedibile della propria pensione: sommatoria trattamenti pensionistici, al netto delle detrazioni fiscali e previdenziali, in essere al momento della richiesta e della concessione del prestito, sia successive. Il calcolo della quota cedibile viene eseguito secondo le indicazioni del messaggio INPS 9086 4/2007 [PDF]. Il menzionato messaggio fondamentalmentalmente non fa che rimandare ad ulteriori direttive (la burocrazia è poesia…), al lettore basti sapere che di base la quota disponibile, al netto delle detrazioni e del suo stesso quinto, non deve essere inferiore a poco più di 400 euro;
  3. essendo, come già detto, l’INPS (in generale l’Ente di gestione pensionistica) il referente reale, la documentazione da fornire alla Finanziaria include, necessariamente, la Comunicazione di Cedibilità, che può essere richiesta solo ed esclusivamente dal pensionato presso l’ufficio INPS di zona;
  4. con effetto retroattivo (rispetto alla Legge 313/2006), Banche e mediatori finanzari devono richiedere un accreditamento all’INPS;
  5. prestiti tramite cessione del quinto possono essere concessi solo, ed esclusivamente, da Banche e Intermediari Finanziari regolarmente iscritti nell’elenco pubblico generale (DL 385/93 art. 106)
  6. Durante l’estinzione di un debito contratto tramite cessione del quinto, non potrà essere contratto un ulteriore debito con questa modalità.

Considerazioni finali.

Lo strumento della cessione del quinto della pensione si rivela essere un’opportunità importante per affrontare un problema o un’esigenza di natura economica. Inoltre, potendo contare sul controllo e sulla tutela da parte del proprio gestore pensionistico mette l’utente al riparo da spiacevoli sorprese e abusi. il consiglio che però ci sentiamo di dare ai nostri lettori è di non farsi abbagliare da messaggi urlati e falsamente rassicuranti di pubblicitari e scaltri mediatori:

  • Indipendentemente dalla quota cedibile, considerare che spesso l’utente è già soggetto debitore (carte revolving, credito al consumo, finanziamenti in corso), pertanto prima di rinunciare ad un quinto della propria entrata meglio fare un paio di calcoli del proprio bilancio;
  • data la non ripetibilità dell’operazione, meglio usufruirne in caso di reale necessità;
  • se si è proprietari di beni immobili o beni mobili registrati, valutare forme di finanziamenti alternativi e, nel lungo termine, più vantaggiosi.

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