Home Economia Telecom, ecco i fondi e i voti dati

Telecom, ecco i fondi e i voti dati

0
CONDIVIDI

Per il board di Telecom c’è stata la vittoria della lista di maggioranza di Elliott: una vittoria epocale propiziata, oltre che dal voto favorevole della Cdp, pure dal consenso degli sproporzionati fondi esteri, di quelli italiani e dei piccoli soci.

Telecom, come sono andate le votazioni

La fotografia dell’assemblea è ancora stanziata su del grafico che ha dato prova della vittoria del fondo di Paul Singer su Vivendi: il 49,84% dei voti contro il 47,18% a favore del gruppo transalpino. Ma chi ha fato il proprio consenso a favore di Elliott, chi ha voluto optare per la lista di Vivendi e chi, al contrario, si sarebbe astenuto? In attesa di capire quale sia stata l’esatta suddivisione dei voti, che sarà mandata in pubblicazione fra qualche settimana, secondo quanto si evince, emerge già una ripartizione, all’interno della quale si mette in evidenza qualche sorpresa.

Vivendi avrebbe infatti totalizzati i consensi dei gruppi finanziari francesi, come detto già alla vigilia. Così ci sarebbe stato l’ampio favore del voto della Caisse des Depots et Consignations, la Cdp transalpina, anche su volere di ambienti governativi francesi. Ciò a dar prova che i guai giudiziari di Vincent Bollorè in Francia, non hanno fatto venir meno l’appoggio del governo a Vivendi. Ancora a favore del gruppo francese, in appoggio degli storici legali di Cleary Gottlieb, ci sarebbe stato l’appoggio dell’asset manager d’Oltralpe Bdl Capital Management, titolare di quasi un un per cento. Ma la vera cosa sorprendente, che dovrebbe essere confermata dai dati ufficiali, è stato il voto a favore di Norges Bank, fondo sovrano del governo norvegese.

Proprio Norges ha voluto schierarsi infatti con Vivendi, andando a ribaltare le ipotesi di qualche settimana fa quando secondo un prima fase di sondaggi il gruppo finanziario di Oslo sembrava a sostegno di Elliott. Questi voti non sono stati in effetti abbastanza per il colosso transalpino, che partiva dal suo 24% di azioni in possesso, per avere la meglio su Elliott.

Il fondo americano ha fatto infatti il pieno di favori tra i grandi istituzionali, italiani ed esteri, ma pure tra i piccoli soci. La Cdp italiana, come era nelle attese, ha portato a sostegno il suo circa 5% di azioni, a dimostrazione dell’appoggio governativo a un board indipendente.

Ma un blocco importante di voti sarebbe arrivato a favore di Elliott dai grandi fondi istituzionali con gestione «passiva», quelli che, come gli Etf, replicano l’andamento di un indice o di un asset class. Le azioni di Telecom Italia rappresentano infatti il 5% dell’Etf di Msci Italy.

Importanti gruppi come Vanguard, BlackRock e State Street, che, nell’insieme hanno circa il 7% di Telecom, avrebbero infatti votato a favore del nuovo consiglio di amministrazione proposto dal fondo di Singer.

C’è da dire che da poco proprio il ceo di BlackRock Larry Fink ha proposto «un nuovo modello di coinvolgimento degli azionisti» perché la «capacità dell’azienda di gestire questioni ambientali, sociali e di governance dimostra che questi fattori sono essenziali per una crescita sostenibile».

Telecom e voti a favore

Inoltre a vantaggio di Elliott (che sull’operazione è stato appoggiato da una squadra piena di advisor e legali, da BonelliErede allo studio Giliberti Triscornia fino all’avvocato Francesco Gianni e, sul fronte finanziario, da Vitale & Co, Equita e dal proxy advisor Georgeson) ci sarebbero stati pure gli istituzionali storicamente collegati, nel passato, alla lista di minoranza Assogestioni, che in questa occasione ha voluto evitare di presentarla per non disperdere troppo i voti. Al fianco di Elliott è stato pure il fondo attivista Svm con il suo 1,3% e Asati, l’associazione dei piccoli azionisti che rappresenta circa l’1% del capitale ordinario dell’ex incumbent delle tlc.

Del resto già nel corso dell’assemblea si è visto un ampio clima di cambiamento. Il presidente di Asati, Franco Lombardi, ha la speranza «che Elliott resti nel capitale per almeno tre anni, perché vogliamo una reale public company». Per il fondatore di Bluebell Partners, Marco Taricco, la composizione del nuovo cda di Tim rappresenterà «una decisione che andrà al di là di Tim, perché potrà avere ripercussioni in un senso o nell’altro sul capitalismo di questo Paese. È un’occasione unica per voltare pagina». Un’ultima annotazione su chi invece, secondo i pettegolezzi, avrebbe praticato l’astensione: tra la piccola cerchia si trova l’hedge fund inglese Dynamo Capital.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here