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Vegagest: arriva il blocco per il pagamento del fondo fornito dalle Poste

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L’ Italia è stata vittima di un accadimento non tanto positivo che ha coinvolto le Poste Italiane e il fondo Vegagest. Si sono infatti presentati dei rischi non di poco conto in seguito all’entrata in vigore delle nuove norme per milioni di risparmiatori di ogni istituto, non solo Poste.

Per prima cosa le parti in causa coinvolte sono Vegagest, società di gestione del FIA italiano immobiliare, e Poste italiane, presso cui il Fondo è stato collocato.

Nel mezzo c’è l’Aduc, associazione dei consumatori, che ha visto mettere in atto un comportamento poco gradito, quale la sospensione del pagamento da parte della società di gestione nello stesso giorno in cui era previsto. Pare che questo altolà nasconda in fondo qualcosa di molto grave e non convince il richiamo a “circostanze non note e non prevedibili” di Vegagest prima appartenente alla Cassa di Risparmio di Ferrara, adesso in liquidazione coatta.

La storia di Vegagest

L’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori rammenta come tra le cause per cui Carife era finita in dissesto ci fosse pure il mix di finanziamenti discutibili concessi alla controllata Vegagest.

E’ giusto ricordare che il procedimento penale si era esaurito dopo l’assoluzione per alcuni reati e la prescrizione di altri. E secondo Aduc, Poste dovrà riconteggiare, in modo sfavorevole per i clienti finali.

Un problema finanziario che potrebbe riguardare milioni di italiani

Il problema di base è la poca trasparenza nei confronti dei clienti. Non c’è stato rispetto per il puntuale obbligo di informazione di prodotti finanziari ad alto rischio, cosa che è costata cara a Poste Italiane. E’ questo infatti un aspetto che, come ha evidenziato il giudice nella sua sentenza di accoglimento delle istanze formulate da due anziani coniugi con tanto di restituzione dei 100.000 euro investiti, ha una valore più grande qualora la clientela non sia qualificata. Ossia se non è a conoscenza e non ha la preparazione di base per capire adeguatamente il grado di rischio a cui va incontro. In situazioni simili a queste la responsabilità di Poste (ma anche di banche e intermediari italiani) è di gran lunga maggiore.

La sentenza del Tribunale di Ragusa è dunque importante perché fonda un valido precedente giurisprudenziale:

  • sul piano della vendita e della commercializzazione di strumenti finanziari a rischio a soggetti ignari e privi di minime competenze in materia;
  • sulla sottoscrizione di moduli e prospetti informativi in bianco;
  • sulla promessa di ottimi rendimenti a fini previdenziali.

Secondo il giudice, Poste Italiane non ha avuto un comportamento diligente nel caso dell’investimento di 100.000 euro di due anziani coniugi di Modica nel fondo immobiliare chiuso Europa Immobiliare 1 avvenuto nel lontano 2004. I due hanno firmato il modulo prestampato di autorizzazione all’investimento rischioso, ma ciò forse non è sufficiente a dimostrate la dovuta diligenza di Poste rispetto agli obblighi informativi dei risparmiatori.

E se l’obbligo di precisa informazione ai clienti è universale, ha ancora più valore qualora nella coppia – come questa di anziani siciliani – solo uno dei due ha appena la licenza elementare. Ecco allora che il magistrato non tentenna e nella sua sentenza di condanna dell’importante player sottolinea che non può essere dato dall’intermediario mediante una generica frase prestampata, ma ci deve essere una chiara comunicazione mediante una condotta intesa a rappresentare in modo puntuale e compiuto le peculiarità dell’operazione, con peculiare riguardo ai rischi.

Da qui l’obbligo alla restituzione di 100.000 euro, oltre agli interessi, a distanza di circa 14 anni dall’impegno dei risparmi perché gli ordini di acquisto delle quote sono palesemente nulli. Secondo lo Sportello dei Diritti, che ha seguito tutta la vicenda, sono da mettere in conto casi simili anche per i vari Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara, Mps.

E c’è il via libera al bilancio

Come previsto, il Consiglio di amministrazione di Poste coordinato da Maria Bianca Farina ha approvato la relazione finanziaria annuale per il 2017. Si tratta di quella che riguarda sia il bilancio d’esercizio e sia il bilancio consolidato del Gruppo per il 2017. E che ha dato conferma ai risultati preliminari consolidati già annunciati il 19 febbraio. Di più: il cda ha propinato il pagamento di un dividendo di 0,42 euro per azione, a valere sull’utile netto della capogruppo. La data auspicata di stacco della cedola è il 18 giugno, quella di registrazione il 19 giugno e il pagamento è fissato solamente per il 20 giugno.

Dal punto di vista procedurale, il bilancio d’esercizio di Poste Italiane al 31 dicembre 2017 e la proposta di dividendo devono adesso essere sottoposti all’approvazione dell’assemblea ordinaria degli azionisti in calendario il 29 maggio. La convocazione, come rende noto formalmente il gruppo deve essere pubblicata nei tempi previsti dalla normativa vigente. Per l’esercizio 2017 Poste Italiane distribuirà allora un dividendo agli azionisti pubblici pari a circa 160 milioni di euro per il Tesoro (che ha in portafoglio il 29,6%) e 192 milioni di euro per Cassa depositi e prestiti (primo socio con il 35%). Il pay-out complessivo è all’80% dei 689 milioni di euro di utile netto, registrando così un aumento rispetto ai 622 milioni di euro dei 12 mesi precedenti.

Come ottenere risarcimento

Il risarcimento danni contro le poste è un diritto di tutte le persone che hanno subìto un danno dalla mancata consegna della corrispondenza. In ogni caso ci sono ben due strade da intraprendere, a seconda dell’entità del danno subito, per far valere i propri diritti. Una è quella della presentazione di un reclamo che permette di tutelarsi in caso in caso di ritardi o mancata consegna della corrispondenza. Operazione che può essere fatta anche online compilando l’apposito modello reperibile sul sito di Poste Italiane. L’altra, invece, è quella di rivolgersi al giudice, strada questa da intraprendere per ottenere il risarcimento quando il danno subito ha una ingente portata.

Per quanto concerne il reclamo bisogna avanzarne richiesta rispettando delle scadenze molto precise: per la posta prioritaria spedita in Italia esso può essere inviato nei sei giorni lavorativi dopo la data di spedizione. Che scendono a tre se si tratta di raccomandata. Non vanno oltrepassati i limiti temporali di tre mesi. Più lunghi invece i tempi per i reclami su spedizioni in Europa.

Poste italiane, una volta ottenuto il reclamo, avrà 45 giorni di tempo per dare risposta. Se il reclamo non fosse più aperto, la sola cosa da fare è quella di rivolgersi a un giudice per ricavare un risarcimento danni contro poste italiane. Il giudice al quale riferirsi sarà quello del foro di competenza del cliente, ovvero il giudice di pace o il tribunale del luogo in cui ha la residenza o il domicilio la persona che ha subito il danno. E il problema principale per coloro che interpellano il giudice è quello di dimostrare che sia stato arrecato un danno dal ritardo o dalla mancata consegna della posta. Un danno che deve essere di tipo economico.

 

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