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Comprare azioni JP Morgan conviene? Previsioni, quotazioni e dividendo

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JP Morgan Chase Co. è uno dei più importanti istituti di credito al mondo. Potevamo forse non occuparci di questo “big” della finanza internazionale con una completa guida su come approcciare correttamente al suo titolo?

Naturalmente no. Ed è proprio per questo motivo che oggi abbiamo scelto di occuparci di JP Morgan Chase & Co. andando a riassumere tutto quello che devi sapere se vuoi investire nelle sue azioni.

In questo nostro focus scopriremo:

  • chi è JP Morgan Chase e quale è la sua storia;
  • perché è così importante per il credito mondiale;
  • come si sta comportando in Borsa e se è conveniente investire in JP Morgan;
  • come comprare azioni JP Morgan con i migliori broker, come eToro (sito ufficiale).

Non ti rimane dunque che metterti comodo, prenderti qualche minuto di tempo e leggere oltre: scopriremo insieme tutto quello che ti sarà utile per poter investire con ancora maggiore consapevolezza su questo operatore internazionale!

Chi è JP Morgan: storia e evoluzione

JP Morgan Chase Bank, più comunemente chiamata come JP Morgan o come Chase, è una banca statunitense con sede in Illinois, e che si occupa delle operazioni bancarie della JP Morgan Chase, la multinazionale bancaria. Con sede a Chicago, ha più di 16.000 sportelli bancomat e 5.100 filiali in tutto il paese.

Quando parliamo di comprare azioni JP Morgan, dunque, non ci riferiamo al solo istituto di credito, bensì alla capogruppo, espressione di una compagine tentacolare con moltissimi business in tutto il Pianeta.

Sia sufficiente ricordare che la sua sola “arma” bancaria, e dunque prescindendo dal resto delle attività, è presente in oltre 85 Paesi in tutto il mondo e impiega circa 270.000 persone. Ad oggi, la banca ha un patrimonio di circa 2,6 trilioni di dollari USA ed è annoverata tra le prime 5 banche degli Stati Uniti.

Originariamente la banca era denominata Chase Manhattan Bank, mentre ha ottenuto il suo attuale nome dopo la fusione con JP Morgan & Co., avvenuta nel 2000. La sua storia è tuttavia molto più remota nel tempo.

Nel 1877, infatti, John Thompson costituì la Chase National Bank, chiamandola Salmon P. Chase. Nel 1930 la banca acquistò la Equitable Trust Company di New York, diventando così la più grande banca statunitense dell’epoca.

Alle sue origini, comunque, le attività bancarie erano molto diverse da quelle di oggi. Non c’erano infatti attività retail, ma solamente quelle “all’ingrosso”, occupandosi di una serie di istituzioni finanziarie e di clienti aziendali, come General Electric.

Nel 1955 la banca si fuse con la Manhattan Company per creare la Chase Manhattan Bank, e John J. McCloy ne divenne il presidente. Il logo di Chase nacque pochi anni dopo: disegnato da Chermayeff e Geismar nel 1961, non tutti sanno che il simbolo richiama alla mente le primitive tubature dell’acqua che la Manhattan Company ha posato inchiodando insieme delle assi di legno.

Sotto la guida di David Rockefeller, la banca è entrata a far parte della Chase Manhattan Corporation nel 1969. Nel 2004, la Chase si è fusa con la Bank One Corporation, attraverso la quale l’amministratore delegato Jamie Dimon ne è diventato presidente. Nel 2006, Chase ha acquistato la Collegiate Funding Services, una società di private equity, Lightyear Capital, per un valore di 663 milioni di dollari.

Nel 2006, l’istituto ha altresì acquisito la rete bancaria al dettaglio della Bank of New York Company, attraverso la quale ha avuto accesso a 700.000 nuovi clienti e ad altre 338 filiali in Connecticut, Indiana, New Jersey e New York. Con tutte le sue operazioni e acquisizioni, Chase è diventata una delle più importanti società bancarie non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo.

Quindi, l’unione con JP Morgan, e l’attuale conformazione globale.

Utili JP Morgan: profitti e dati societari

Nella sua storia JP Morgan ha regalato ai suoi azionisti una positiva evoluzione di profitti, utili e altri dati societari in crescita.

Negli ultimi cinque anni, in particolar modo, JP Morgan ha aumentato il fatturato del 7% annuo, mentre i profitti sono cresciuti dell’11% su anno.

L’azienda ha altresì incrementato il suo margine in otto degli ultimi dieci anni. Naturalmente, l’impatto del COVID-19 dovrebbe interrompere questa straordinaria sequenza di risultati, anche se nel medio lungo termine gli investitori si attendono una buona ripresa.

Il miglioramento della redditività di JP Morgan ha ovviamente aiutato il proprio business caratteristico a generare un significativo free cash flow (FCF). L’azienda ha generato un flusso positivo in ciascuno degli ultimi dieci anni e un totale di 109 miliardi di dollari (39% del market cap) negli ultimi cinque anni.

Previsioni JP Morgan

Fin qui, uno sguardo al recente passato. Ma conviene comprare azioni JP Morgan? Ci dobbiamo fidare di questo istituto di credito, rendendolo uno dei fiori all’occhiello del nostro portafoglio?

In realtà, è abbastanza presto per dirlo, ma ci sono comunque alcuni segnali particolarmente utili che non possiamo sottovalutare.

In primo luogo, a differenza della crisi finanziaria del 2008, in cui molte banche erano sottocapitalizzate rispetto alle loro attività a rischio, oggi i bilanci delle banche sono molto più forti e, dunque, possono affrontare le criticità indotte dalla pandemia COVID-19 con maggiore vigore, JPMorgan inclusa.

I risultati della Comprehensive Capital Analysis and Review (CCAR) formulati dalla Federal Reserve hanno per esempio dimostrato che il rapporto di common equity Tier 1 (CET1) di JPMorgan si attesterebbe al 10% e che l’azienda avrebbe più di 500 miliardi di dollari di liquidità.

Lo stress test della Federal Reserve, che ipotizza un picco di disoccupazione al 10% e un calo del 50% del mercato azionario, fa sì che i ricavi di JPMorgan diminuiscano del 20% e che i costi del credito aumentino di 20 miliardi di dollari rispetto al 2019. Anche in uno scenario così pessimistico, il rapporto CET1 di JPMorgan rimarrebbe ben al di sopra dei requisiti normativi.

Oltre allo stress test della Federal Reserve, JPMorgan ha recentemente condotto il proprio test ipotizzando uno “scenario estremamente avverso“. Questo scenario ipotizza una contrazione ancora più profonda del PIL dal secondo al quarto trimestre 2002, con un calo del 35%, con un picco di disoccupazione negli Stati Uniti del 14% nell’ultimo quarto 2020. In questo scenario, l’azienda chiuderebbe l’anno con una “forte liquidità” e un rapporto CET1 del 9,5%, ben al di sopra dei requisiti normativi.

Oltre ad aver ottenuto buoni risultati negli stress test, la forza finanziaria di JP Morgan si manifesta attraverso il suo capitale, in grado di assorbire le perdite. Secondo una analisi condotta dalla Wells Fargo, il capitale utile per assorbire le perdite da parte di JP Morgan, che rappresenta un capitale superiore ai requisiti CET1, le riserve correnti per le perdite su crediti, i nuovi guadagni in tre anni e il capitale aggiuntivo necessario per soddisfare i futuri requisiti di capitale, sarebbero sufficienti ad assorbire compensazioni nette di oneri del 15,5% a partire dal primo trimestre 2020. A titolo di confronto, al culmine della crisi finanziaria, l’azienda ha registrato solo l’8,6% di oneri netti, ovvero il 6,9% al di sotto della copertura attuale.

Conviene comprare azioni JP Morgan o no?

Ma allora conviene comprare azioni JP Morgan o no?

È evidente che le perturbazioni causate da COVID possano determinare problemi di liquidità per alcune banche meno capitalizzate o finanziariamente sane.

Tuttavia, ciò non interessa JP Morgan, che ha redditività e liquidità sufficiente per potersi posizionare correttamente sul mercato, candidandosi per una crescita dei profitti sui livelli pre-crisi quando l’economia si riprenderà.

Insomma, a meno che non si creda l’economia globale (e statunitense in particolare) sia destinata a crollare definitivamente, con blocco di prestiti, depositi bancari, gestioni patrimoniali, attività di investment banking e molti altri prodotti bancari nel mondo post-COVID, è difficile pensare al fatto che JP Morgan non solo sopravviverà, ma riuscirà a ottenere una redditività su livelli prima della crisi in tempi estremamente rapidi.

Peraltro, riteniamo che JP Morgan non subirà gli effetti troppo negativi di una condizione di bassi tassi d’interesse, che oramai sono considerati la “nuova normalità” nel settore bancario e finanziario. Anche se questa condizione di “tassi bassi per molto tempo” sta preoccupando molti investitori sulla futura redditività del settore bancario nel suo complesso, in realtà questo non deve far percepire l’investimento in JP Morgan come qualcosa di sconveniente.

Giova ricordare che dal 2016, le entrate non legate agli interessi di JP Morgan, che comprendono le commissioni bancarie d’investimento, le commissioni relative ai depositi, la gestione patrimoniale, le componenti del reddito da carte e altro ancora, sono cresciute da 50 miliardi di dollari a 58 miliardi di dollari. Di contro, i ricavi non legati agli interessi sono stati pari alla metà dei ricavi netti totali dell’azienda.

Insomma, JP Morgan è sempre meno dipendente dal margine di interesse, e sempre più dalle commissioni. Una buona notizia per il bilancio dell’istituto di credito, che dovrebbe porsi in facile riparo da una condizione di prolungata permanenza di bassi tassi di interesse.

Di fatti, non è detto che tassi d’interesse più bassi significhino necessariamente un calo dei profitti. Alla fine del 2007, il Federal Funds Rate era ad esempio pari al 4,2%, mentre già alla fine del 2008, il Federal Funds Rate era sceso allo 0,16%.

Questo contesto di tassi più bassi è continuato fino al 2014, quando il Federal Funds Rate ha toccato lo 0,12%. Tuttavia, JP Morgan ha effettivamente aumentato l’utile operativo netto al netto delle imposte del 2% composto annuo durante lo stesso periodo, per sette anni.

In altri termini, riteniamo che anche nella persistenza di un contesto di tassi più bassi, JP Morgan possa continuare a confermare la propria straordinaria capacità di far crescere i profitti nel lungo termine.

Questo non vuol certamente sottovalutare il rischio di un simile contesto. Tuttavia, tassi d’interesse bassi o addirittura negativi danneggiano soprattutto le banche più piccole che si concentrano sui prestiti più delle banche più grandi, che invece tendono ad essere più diversificate in termini di attività, e hanno i propri bilanci maggiormente basati sulle commissioni.

Le dimensioni e la diversificazione di JP Morgan offrono invece più ampie opportunità per attrarre maggiori quote di mercato, e garantirne la sostenibilità nel medio e lungo termine.

JP Morgan coronavirus: comprare azioni oggi

Anche se buona parte degli investitori stanno valutando il settore bancario come se si trovasse ancora di fronte alla crisi finanziaria del 2008, e come se gli effetti di tale scenario dovessero ripetersi, è importante precisare che ci sono profonde differenze tra allora e oggi. E che, dunque, non è affatto detto che il passato debba ripetersi, almeno questa volta.

Ricordiamo infatti che la crisi finanziaria del 2008 nacque in seguito all’applicazione di alcune pratiche finanziarie piuttosto rischiose, con prestiti “generosi” e cartolarizzazioni piuttosto aggressive. Il crollo di questo precario equilibrio si era abbattuto su un sistema bancario non particolarmente forte.

Oggi, però, le cose sono cambiate. Non solo il sistema bancario statunitense, di cui JP Morgan evidentemente fa parte, è molto più solido, ma la stessa JP Morgan occupa una posizione di maggiore forza finanziaria, così come molte delle maggiori banche statunitensi.

A titolo di esempio, si tenga conto che nel 2008 JP Morgan, Citigroup, Bank of America, U.S. Bancorp (USB), e PNC Financial Services Group, Inc. avevano un capitale utile per coprire le perdite sui prestiti di appena l’8%. Oggi, queste banche hanno collettivamente abbastanza capitale per assorbire le perdite sul 13% dei loro prestiti. Una differenza notevole, che ha irrobustito i bilanci e le strutture patrimoniali delle compagini.

Nell’attuale crisi, invece di essere parte del problema, le banche stanno giocando un ruolo chiave nel fornire soluzioni. La forza finanziaria di JP Morgan ha permesso di sostenere l’economia USA nel momento del bisogno, e nel suo primo trimestre 2020, l’azienda ha preso atto di aver partecipato al Paycheck Protection Program, con oltre 300.000 richieste per un valore di 37 miliardi di dollari di prestiti, di aver concesso più di 100 miliardi di dollari di nuovo credito a marzo e di aver aiutato i clienti a raccogliere 380 miliardi di dollari di debito di tipo investment grade durante lo stesso periodo.

JP Morgan Previsioni 2021

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e buona parte delle società di analisi di tutto il mondo credono che l’economia globale tornerà a crescere fortemente nel 2021.

Il FMI stima in particolare che l’economia globale si espanderà del 5,8% e quella statunitense del 4,7% nel 2021. La crescita complessiva dell’economia dovrebbe portare a un rimbalzo nel settore bancario, mentre l’attività commerciale e la spesa per i consumi cresceranno di conseguenza.

Tra coloro che si aspettano una ripresa economica c’è il presidente della Federal Reserve Powell, che in una recente intervista ha osservato che si aspetta una ripresa dell’economia già nella seconda metà del 2020. Ma perché?

Una buona parte della fiducia del Presidente Powell deriva sicuramente dalla velocità e dalla portata delle azioni intraprese dal Congresso, dal Dipartimento del Tesoro statunitense e dalla Federal Reserve per ridurre lo stress finanziario causato dalla pandemia.

Tuttavia, è anche vero che le sfide sul futuro sono notevoli, e che dunque occorre non abbassare la guardia in relazione ai propri investimenti 2021.

Giova però accennare anche al fatto che nella sua consueta e ultima lettera annuale agli azionisti, il Presidente e CEO di JP Morgan, Jamie Dimon, abbia evidenziato le ulteriori azioni che il Tesoro e la Federal Reserve potrebbero intraprendere in caso di necessità, tra cui l’espansione del buget, ulteriori linee di credito e modifiche ai requisiti di capitale e liquidità del settore bancario, che potrebbero lavorare per rafforzare l’economia statunitense e sostenere la ripresa.

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