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Comprare azioni Eni conviene? O è meglio vendere?

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Eni è una delle più note società italiane. Un vero e proprio colosso dell’energia, che nel corso degli anni ha attratto un crescente numero di investitori, evidentemente interessati a partecipare alla crescita del business societario. Ma conviene comprare azioni Eni oggi?

In questo nostro approfondimento cercheremo di capire:

  • chi è Eni;
  • quale sia stata la sua strada di sviluppo;
  • chi siano le persone di riferimento e i manager che la guidano;
  • come puoi fare trading di Eni grazie ai migliori broker in circolazione, come eToro (sito ufficiale) e Investous (sito ufficiale).

Ti consigliamo pertanto di ritagliarti qualche minuto di tempo per poter leggere il nostro odierno approfondimento e, se ti va, parlarne con noi nello spazio dedicato ai commenti. Buona lettura!

Chi è Eni, in breve

Eni è una società con sede in Italia, operante nel settore dell’esplorazione, dello sviluppo e della produzione di idrocarburi, nella fornitura e commercializzazione di gas, gas naturale liquefatto (GNL) ed energia elettrica, nella raffinazione e commercializzazione di prodotti petroliferi, nella produzione e commercializzazione di prodotti petrolchimici di base, materie plastiche ed elastomeri e nel commercio di materie prime.

Le divisioni attraverso cui il gruppo opera sono:

  • Exploration & Production,
  • Gas & Power,
  • Refining & Marketing.

Nel dettaglio, il segmento Exploration & Production si occupa di esplorazione e produzione di petrolio e gas naturale e di sviluppo e produzione di giacimenti, nonché di operazioni di GNL in oltre 40 Paesi, tra cui – ovviamente – Italia, Libia, Egitto, Norvegia, Regno Unito, Angola, Congo, Nigeria, Stati Uniti, Kazakistan, Algeria, Australia, Venezuela, Iraq, Ghana e Mozambico.

Il segmento Gas & Power si occupa invece della fornitura, del trading e della commercializzazione di gas, GNL ed elettricità, delle attività di trasporto internazionale di gas e del trading di materie prime e derivati.

Comprare azioni Eni
Il logo di Eni, l’oggetto del nostro odierno approfondimento

Fondata nel 1953, è una delle maggiori compagnie petrolifere europee in termini di fatturato.

Si tenga conto, fin da questa sede introduttiva, che l’Eni è un’emanazione dell’Agip (Azienda Generale Italiana Petroli), un’agenzia per il petrolio e il gas creata dal governo italiano negli anni Venti. Nel 1952 Enrico Mattei convinse il governo italiano a coordinare le partecipazioni dell’Agip nei settori del gas e del petrolio nella nuova Eni (tanto che, in sintesi, le “discendenti” dell’Agip sono oggi le divisioni di esplorazione e produzione e le divisioni di raffinazione e commercializzazione dell’Eni SpA).

L’Eni è stata di proprietà dello Stato fino al 1995, quando il governo ha iniziato a privatizzare la società. Oggi lo Stato conserva un’influenza particolarmente importante, ma la presenza di Eni in Borsa Italiana permette a tutti di poter partecipare al suo capitale.

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La nascita di Eni

Eni ha le sue origini negli anni ’20, quando il governo italiano costituì l’Azienda Generale Italiana Petroli (Agip) per perseguire la ricerca di petrolio e gas naturale in Italia. Nella ristrutturazione dell’industria italiana successiva alla Seconda guerra mondiale, l’Agip e le aziende energetiche statali collegate furono fuse per formare l’Eni. O

La partecipazione dello Stato nell’industria italiana risale al crollo del mercato azionario del 1929. Nel 1933, quando molte importanti banche del Paese furono minacciate dalla crisi di industrie in cui erano fortemente investite, il governo istituì l’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), un ente pubblico che riorganizzò il sistema bancario e acquisì le ampie partecipazioni industriali delle banche nel processo. Nell’industria petrolifera, la partecipazione statale si è concretizzata anche in investimenti e joint venture con imprese straniere o private, con l’obiettivo di potenziare la capacità di raffinazione e l’esplorazione di nuove fonti energetiche autoctone in Italia.

Oltre alla creazione dell’Agip, lo Stato si è unito alle industrie private per creare altre società legate all’energia che sarebbero poi entrate a far parte dell’Eni. Si pensi all’Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili (ANIC), costituita per operare nel settore della raffinazione nel 1936, così come l’Industria Raffinazione Oli Minerali (IROM), una joint venture con una compagnia petrolifera anglo-iraniana.

La creazione dell’unica holding

La creazione di Eni, un’unica holding che integrava tutte le attività italiane nel settore degli idrocarburi, è stata in gran parte opera del suo primo presidente, Enrico Mattei. Mattei fu nominato commissario dell’Agip per il Nord Italia nel 1945.

Gli anni immediatamente successivi alla liberazione da parte degli Alleati furono un periodo cruciale per la nascente industria petrolifera in Italia. La scoperta dei giacimenti petroliferi del Medio Oriente durante la guerra e l’arrivo di potenti compagnie petrolifere internazionali hanno avuto importanti implicazioni per il successo della ripresa del dopoguerra in Italia, e la posizione strategica della penisola nel Mediterraneo ne ha fatto un punto focale per la raffinazione a basso costo e la spedizione di prodotti petroliferi verso il mercato dell’Europa occidentale.

L’istituzione come società nazionale di idrocarburi

Il 10 febbraio 1953 fu approvato un disegno di legge che istituiva l’Eni come società nazionale degli idrocarburi. Tutte le società attraverso le quali lo Stato operava allora nel settore degli idrocarburi furono dunque raggruppate in un’unica entità, attraverso un complesso sistema di acquisizioni e di investimenti pubblici.

Una clausola del disegno di legge garantiva all’Eni diritti esclusivi di esplorazione nella Pianura Padana, consentendo al contempo alle imprese private di competere in altre aree d’Italia. Quattro anni dopo, Mattei contribuì all’approvazione di una seconda legge che ha esteso i diritti esclusivi dell’Eni a tutta l’Italia continentale. In un primo momento, Eni si concentrò sulla produzione e sulla distribuzione di gas naturale, l’unica fonte di energia considerevole disponibile nell’Italia continentale.

Azionisti Eni

Il principale azionista di Eni è, attualmente, Cassa Depositi e Prestiti. Lo Stato partecipa inoltre alla società mediante una propria quota diretta.

Ecco l’elenco dei principali azionisti di Eni:

  • Cassa Depositi e Prestiti SpA  n. azioni 936,179,478 (25.8%)
  • Governo italiano n. azioni 157,552,137 (4.34%)
  • The Vanguard Group, Inc.  n. azioni 73,499,144 (2.02%)
  • Norges Bank Investment Management, n. azioni 58,770,235 (1.62%)
  • BlackRock Fund Advisors, n. azioni 43,284,777 (1.19%)
  • Schroder Investment Management Ltd., n. azioni 30,084,491 (0.83%)
  • BlackRock Advisors (UK) Ltd., n. azioni 21,956,089 (0.60%)
  • Templeton Global Advisors Ltd., n. azioni 20,928,369 (0.58%)
  • APG Asset Management NV, n. azioni 18,090,642 (0.50%)
  • Capital Research & Management Co. (Global Investors), n. azioni16,384,971 (0.45%)

A sua volta Eni partecipa al capitale sociale di Saipem con quota del 30,5%.

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La nascita e la storia di Eni

Manager Eni

Attualmente Emma Marcegaglia è presidente non executive del consiglio di amministrazione. Il CEO è Claudio Descalzi, che ricopre anche il ruolo di General Manager. Massimo Mondazzi è il Chief Financial and Risk Management Officer, mentre Roberto Ulissi ricopre il ruolo di vice presidente senior esecutivo Corporate Affairs and Governance.

Marco Bardazzi è vice presidente esecutivo delle Comunicazioni esterne.

Dividendi Eni

Il prossimo dividendo di Eni verrà staccato in data 18 maggio 2020, con pagamento il 20 maggio 2020, per 0,43 euro per azione (un altro dividendo di pari entità fu pagato in data 25 settembre 2019, considerate le cedole semestrali). Il valore è maggiore rispetto a 0,41 euro del maggio 2019, e 0,40 euro di maggio 2018. Il dividendo Eni è dunque attualmente pari a 0,86 euro per azione.

Contatti Eni

Eni ha sede in Piazzale Mattei, 1, a Roma. Il numero di telefono del centralino della sede è 06.59821, mentre il sito internet ufficiale è eni.com.

Bilancio Eni 2019

Eni ha recentemente diramato i risultati del 2019. Cerchiamo di comprendere quali sono stati gli spunti principali del ricco documento diramato pochi giorni fa agli shareholders.

Profitto operativo adjusted pari a 1,80 miliardi di euro nel quarto trimestre, in flessione del 40% su base annua, e di 8,60 miliardi di euro per l’interno anno, in calo del 24%. Escludendo l’impatto delle perdite derivanti da Eni Norge, al fine di ottenere una comparazione più attendibile, e al netto dell’IFRS 16, il profitto operativo adjusted è cresciuto del 9% su base trimestrale e del 5% su base annua.

Utile netto adjusted pari a 0,55 miliardi di euro nel quarto trimestre, in calo del 62% su trimestre e del 61% escludendo gli effetti IFRS 16. Il profitto netto adjusted è stato pari a 2,88 miliardi di euro per l’intero anno, in calo del 37%, e del 35% escludendo gli effetti IFRS 16.

Risultato netto pari a una perdita di 1,89 miliardi di euro nel quarto trimestre, ma utile netto di 0,15 miliardi di euro per l’intero anno.

Cash flow pari a 2,6 miliardi di euro nel quarto trimestre, in flessione del 20%, e di 12,1 miliardi di euro per l’intero anno, con riduzione del 4% su base annua.

Indebitamento netto per 11,5 miliardi di euro

Debiti netti oltre 11 miliardi di euro prima degli effetti dell’IFRS 16, in crescita del 38% rispetto al 2018, principalmente a causa dell’acquisizione del 20% in ADNOC Refining, per 2,9 miliardi di euro. includendo IFRS 16, l’indebitamento sarebbe pari a 17,3 miliardi di euro.

Leverage pari a 0,24 prima degli effetti IFST 16, maggiore dello 0,16 di dicembre 2018. Includendo gli effetti IFRS 16, il leverage è pari a 0,36.

Buy-back completato alla fine dello scorso anno per un totale di 400 milioni di euro (sono state riacquistate 28,6 milioni di azioni).

Proposta del dividendo pari a 0,86 euro per azione, di cui 0,43 euro per azioni già pagati nel dividendo infrannuale di settembre 2019.

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Previsioni 2020 Eni

Con la presentazione dei dati di bilancio 2019, Eni ha anche colto l’occasione per poter formulare alcune previsioni.

In particolare, nell’evento organizzato per poter condividere la propria nuova linea strategica, Eni ha reso noto di voler lanciare la propria rivoluzione green. Una trasformazione vera e propria in una società energetica a tutto tondo, che sia maggiormente focalizzata sulla produzione e sulla distribuzione di gas naturale e fonti di energia rinnovabile.

A dimostrazione di ciò, Eni si è impegnata ad abbattere dell’80% le emissioni di gas serra da qui al 2050, e sia per quanto concerne le emissioni dirette (le c.d scope 1) sia per quanto concerne le emissioni indirette (scope 2) e quelle legate alla catena produttiva di petrolio e gas, ovvero a prodotti come benzina e gasolio, venduti e usati dai suoi clienti (scope 3).

L’obiettivo è pertanto quello di entrare nel ristretto gruppo delle società, come Repsol e Bp, particolarmente virtuose. Ovvero, quelle società che si sono impegnate a ridurre fino al 100% le proprie emissioni di CO2.

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Produzione di gas in crescita

Per quanto concerne le politiche operative attraverso cui realizzare i propri obiettivi, Eni ha anticipato che vuole incrementare la produzione di idrocarburi del 3,5% ogni anno fino al 2025, per poi scendere poi in maniera flessibile nella componente petrolifera.

Di conseguenza, è lecito attendersi che Eni possa diventare una compagnia sempre più propensa a produrre e distribuire gas. Nel 2050 tale risorsa dovrebbe pesare per l’85% del totale.

Per poter rendere sostenibili le produzioni di gas, Eni dovrebbe avviare alcuni progetti di conservazione di foreste e di cattura della CO2 per almeno 40 milioni di tonnellate annue al 2050. Entro tale data, ritiene inoltre possibile sviluppare più di 55 Gigawatt di capacità di impianti da energie rinnovabili, raggiungendo 20 milioni di clienti retail cui vendere l’elettricità prodotta.

Trading di azioni Eni

Ma come fare trading di azioni Eni?

Evidentemente, il modo più semplice e più conveniente è certamente quello di aprire un conto in un broker al top come eToro (sito ufficiale).

Una volta aperto un conto sulla piattaforma, sarà sufficiente:

  • effettuare un primo versamento sul proprio account;
  • usare la piattaforma di trading per aprire una posizione long / rialzista su Eni;
  • selezionare eventuale leva finanziaria, stop loss e take profit;
  • indicare il capitale da investire e confermare l’operazione.

Se poi desideri saperne di più su come funziona eToro per il trading in azioni, ti ricordiamo che qui trovi la nostra guida.

Conclusioni

Speriamo che questi brevi spunti sulla storia e sulle caratteristiche evolutive di Eni possano esserti utili per poter migliorare la conoscenza della società e orientare la meglio il tuo trade.

Naturalmente, ti ricordiamo che puoi condividere con noi tutto le tue esperienze su Eni e su eToro utilizzando lo spazio dei commenti. Sarà la giusta occasione per poterne sapere di più e parlare delle migliori strategie operative di trading per poter investire in Eni e, più in generale, sulle società italiane quotate in Borsa!

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