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UBS: basteranno i soldi a mantenere quelli ricchi?

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Tassi bassi, mercati volatili. E ora anche la speranza di vivere almeno fino a 100 anni. Anche la vita dei super ricchi ha delle preoccupazioni. Queste sfide stanno mettendo in crisi i cosiddetti High net worth individual (Hnwi, ovvero con almeno 1 milione di dollari di attività investibili, esclusi gli immobili). Come è stato evidenziato dall’ultima edizione dell’Ubs Investor Watch Research, la più grande ricerca al mondo sugli investitori con patrimoni importanti, che ha messo insieme le opinioni di oltre 5 mila persone in deici Paesi tutto il mondo, di cui 400 in Italia.

Nello specifico, l’osservatorio segnala che la convinzione sempre più forte di vivere fino al secolo di vita sta portando a decisioni nuove e significative circa le proprie spese. E proprio in Italia questa preoccupazione è più opprimente dato che due terzi (66%) degli high net worth individual auspica di vivere almeno fino a 100 anni, un dato ben più lungo della media globale del 52% e anche ben oltre le attuali previsioni nazionali di speranza di vita in quasi tutti i Paesi sviluppati. A guidare questa aspettativa è una connessione importante tra salute e ricchezza. Il 92% degli investitori italiani pensa infatti che i soldi li aiuti a vivere una vita più sana.

UBS: investitori preoccupati?

Mentre la fiducia rispetto a una vita più lunga rimane alta, l’altro risvolto della medaglia è che tanti sono gli investitori a dirsi preoccupati per le implicazioni finanziarie. I costi sanitari sono la loro principale preoccupazione, insieme al dover cambiare le abitudini di spesa per conservare la ricchezza. Non solo. I risultati dello studio dimostrano che pure il lavoro è un fattore importante. Il 79% degli investitori italiani considera infatti che lavorare sia un bene per la propria salute e vogliono continuare a essere in modo professionale attivi il più a lungo possibile. Molti investitori riconoscono però che l’aumento della speranza di vita vuol dire anche dover lavorare più tempo al fine di sostenere finanziariamente tali lunghe esistenze.

La longevità si è tramutata e si ripercuote anche sui portafogli. UBS ha spiegato che “L’aspettativa di lunga vita fino a 100 anni sta cambiando il comportamento relativo all’investimento anche in Italia. Quasi tutti gli intervistati italiani hanno affermato di aver introdotto, o di voler introdurre, modifiche nei comportamenti finanziari in risposta alla prolungata aspettativa di vita. Mentre il 32% sta adeguando le proprie abitudini di spesa, la strategia principale, sulla quale si concentra il 39%, consiste nell’utilizzare maggiormente gli investimenti a lungo termine”.

UBS: la situazione degli investitori italiani

Gli investitori italiani danno prova anche di un approccio di lungo termine più pacato rispetto ad altri mercati. Le obbligazioni, in particolare, sono vissute come un investimento forte sul lungo periodo al contrario del percepito in altre parti del mondo. Mantenere liquidità, anche per 30 anni o più, è sempre una delle opzioni che si preferiscono per il 28% degli investitori. E mentre l’appetito per gli investimenti in azioni è ancora elevato, altri in Europa sono più fiduciosi circa i mercati azionari.

La prospettiva di vivere fino a un’età longeva sta incidendo anche sul modo in cui gli investitori pianificano la propria eredità. Se un tempo i figli vivevano come i principali beneficiari, oggi il 61% degli high net wort individuals italiani sostiene che salterà una generazione, lasciando una quota maggiore del proprio patrimonio ai nipoti.

Anzi per di più, il 69% pronostica di anticipare i tempi e di trasferire una parte dei beni mentre si è in vita. Godranno di questa tendenza anche associazioni ed enti benefici, dato che più della metà (56%) si definisce disponibile a fare donazioni di tale natura come conseguenza di una vita più lunga.

Nonostante le sfide finanziarie collegate al vivere una vita longeva, la buona salute resta la priorità principale a discapito della crescita del patrimonio. E, mentre l’85% degli investitori italiani risulta in buona salute oggi, oltre i tre quarti (il 77%) dimostra timori rispetto al deterioramento della propria salute nell’arco dei prossimi 10 anni. L’investitore medio è ben disponibile a sacrificare oggi più di un terzo del proprio patrimonio (35%) se ciò potesse garantire un altro decennio di vita sana.

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